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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2012 alle ore 16:02.

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Una scena del film "Disconnect"Una scena del film "Disconnect"

I rapporti telematici possono combattere la solitudine? Questa la domanda al centro di «Disconnect», opera terza dell'americano Henry Alex Rubin che verrà presentata in serata al pubblico veneziano.
Tra i titoli più attesi del Fuori Concorso, «Disconnect» è un dramma corale, i cui protagonisti cercano nell'universo del web quei legami che non riescono a sviluppare nella vita di tutti i giorni: da una donna bisognosa di quelle attenzioni che il marito non riesce più a darle, a una giornalista di successo, decisa a fare un servizio sul fenomeno delle chat-line erotiche.

Attraverso un montaggio sempre efficace, il regista alterna sapientemente le varie situazioni, diverse nei contenuti ma accomunate da una sola domanda: internet è una risorsa o un pericolo per il mondo contemporaneo?

Tra le varie storie, la più toccante e riuscita è quella di un adolescente, timido e solitario, che si sente finalmente benvoluto dopo aver conosciuto una coetanea su Facebook. In realtà quello di lei non è altro che un falso profilo, realizzato ad hoc da due suoi compagni di classe, soli quanto lui, per prenderlo in giro e renderlo ridicolo davanti a tutta la scuola.

Se la struttura narrativa del film regge bene per tutte le quasi due ore di durata, la regia tentenna verso la conclusione, cadendo in alcune sbavature visive comunque perdonabili a un esordiente nel cinema di finzione. Henry Alex Rubin, fino a oggi, aveva infatti firmato soltanto dei documentari: primo su tutti «Murderball», incentrato su un gruppo di atleti in sedia a rotelle impegnati nel rugby, che venne candidato agli Oscar nel 2006.

A contribuire alla buona riuscita di «Disconnect», da segnalare un cast in ottima forma, all'interno del quale svettano Jason Bateman, Hope Davis e Andrea Riseborough.

Piccola curiosità sui titoli di coda: il film è dedicato ad Andrew Sarris, figura storica della critica cinematografica americana, scomparso lo scorso giugno.

Se per molti «Disconnect» potrà rappresentare una piacevole sorpresa, difficile che la stessa opinione valga per «Leones», opera prima dell'autrice argentina Jazmin Lopez, proposta all'interno della sezione Orizzonti.

Al centro del film troviamo un gruppo di ragazzi e ragazze, poco più che adolescenti, che vaga in un bosco senza una meta precisa, alla ricerca di una casa dove trascorrere il fine settimana. Parlano del più e del meno, amoreggiano, si perdono, finendo per tornare sempre al punto di partenza.

Nel tentativo di risultare sperimentale a tutti i costi, «Leones» è un film inconsistente in cui la noia prende il sopravvento su qualsiasi altro possibile stato d'animo.

Mentre la narrazione procede sempre più lentamente, quello che rimane altro non è che un mero esercizio di stile, vano e privo di senso, pronto a mettere a dura prova anche gli spettatori più pazienti.

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