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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2012 alle ore 08:20.

Finalmente un sasso nello stagno un po' troppo quieto del romanzo italiano e uno scrittore, Guido Conti, che smentisce con i fatti tutti coloro che, ripiegati nel proprio piccolo mondo di letterati, oggi suonano volentieri a morto la campana per la presunta decadenza del romanzo italiano. Che è vivo e vegeto come mostrano opere notevoli del 2012: l'avvincente libro La collina del vento di Carmine Abate o il magistralmente ironico Provaci ancora, Radetzky di Roberto Barbolini; e, ora, appunto Il grande fiume Po di Conti. Non è qualcosa di localistico o da Strapaese. Conti si misura con l'idea di Carlo Dionisotti di geografia e storia della letteratura da riconquistare alla nostra coscienza intellettuale e artistica; cerca i sempre mutevoli e poliedrici punti d'incontro fra tradizioni del territorio e tradizioni della cultura europea, e con una mole impressionante di materiali narrativi in cui risaltano plasticità, intensità lirica, ironia, sguardo scientifico e richiamo del favoloso. Il libro è un vero e proprio romanzo dei romanzi in cui racconto, osservazioni naturalistiche, miti, cronaca e perfino ricette di cucina, si intrecciano con sapienza nel flusso delle possibilità offerte dai generi letterari e nei rivoli dei loro sottogeneri. La letteratura, la narrazione, zampillano qui in tutte le loro forme – leggenda, reportage, critica, poesia, memorie –; fluiscono come le acque del fiume Po, che cambia di frequente, si innesta nel territorio plasmandolo e venendone plasmato. Scrittore visionario, popolare e colto, a suo agio fra i testi delle grandi letterature antiche e moderne, Conti racconta il Po riportandolo nel centro più vivo della letteratura europea, e con quel pudore e quella generosità che spettano solo ai luoghi dell'anima. Qui la temporalità storica si innerva nella intemporalità del mito e la realtà è fatta di strati molteplici che si inglobano gli uni negli altri (è questo uno dei dati che distinguono Il grande fiume Po da Danubio di Claudio Magris). Qui regna il principio della durata, il tempo perde la sua linearità per affondi nel passato e ritorni improvvisi al presente in un prisma di passaggi che catturano il lettore.
Anche per tali motivi nel Grande fiume Po si trovano tanti e diversi amici: quelli vivi, che hanno accompagnato Conti alla scoperta del fiume nelle varie città e paesi lungo di esso; e i morti, a cui l'autore è congiunto da un ideale legame letterario, dalla scintilla di passione e comprensione profonda della lettura. Così, attraverso il Po di oggi, Conti può dialogare con Plinio e Virgilio, o Dante e Tasso, ma anche Folengo e Goldoni, Guareschi e Zavattini, Dickens e Bacchelli o Bassani. Il Po, la sua storia, le storie fiorite nei millenni, sono la trama effettiva del romanzo: la condizione stessa della letteratura, che fa incontrare uomini e scrittori di ieri e di oggi (da Salgari a Cavazzoni), nel romanzesco delle esistenze e nella percezione che la realtà non è solo quella dello sviluppo storico o socio-economico e politico. Di contro al permanere di tanti naturalismi, Il grande fiume Po è non solo un trionfo della letteratura, nella metamorfosi incessante dei generi e delle possibili scritture e riscritture, ma anche una rivoluzione per libertà e ardimento della concezione e tecnica dello stile. Conti costruisce un'opera-mondo senza cadere nel classicismo, pur attingendo ad esempio a Esiodo e Sidonio Apollinare, o a Petrarca e Boiardo. Sua la convinzione tutta moderna già di Osip Mandel'štam, ma anche di Giuseppe Pontiggia, che l'arte si alimenta della cultura passata e della capacità di riassumerla in modo sempre nuovo e che i classici sono i contemporanei del futuro - quegli autori che ci permettono di costruirlo. Colpisce il piglio del romanzo, la presenza di una soggettività conscia di sé, capace di una conoscenza attiva, ricca di contenuti etico-culturali: per tali ragioni Il grande fiume Po affascina per la straripante vitalità narrativa e la sua luminosa gioia del narrare.
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Guido Conti, Il grande fiume Po, Mondadori, Milano, pagg. 438, € 21,00

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