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Questo articolo è stato pubblicato il 15 ottobre 2012 alle ore 10:40.

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LONDRA - Fernand Léger un giorno disse a William Klein, un giovane artista americano che si era trasferito a Parigi per studiare presso di lui: "Lascia perdere i musei e le gallerie, pensa solo alla strada." Klein seguí il consiglio del suo maestro: abbandonò la pittura classica e cominció a dipingere insegne luminose e cartelloni pubblicitari, alla ricerca dell'essenza della vita nelle cittá.

Da questi quadri alla fotografia il passo fu breve. Nel 1951, mentre dipingeva dei pannelli divisori in bianco e nero per l'abitazione dell'architetto italiano Angelo Mangiarotti, rimase affascinato dall'effetto sfocato che si otteneva facendoli roteare e provó a sperimentare nella sua camera oscura per riprodurlo nelle sue foto. Negli anni Cinquanta realizzó una serie di copertine astratte per Domus, la rivista di Gió Ponti, che lo resero famoso. Fu ingaggiato da Vogue: nel suo lavoro per la rivista di moda Klein contrasta l'imperturbabile eleganza delle modelle con la confusione della strada, creando immagini memorabili come la celebre foto ‘Piazza di Spagna' del 1960.

Cinema e fotografia per Klein erano di uguale importanza. Fu regista di film e documentari, ad esempio su Little Richard e Muhammad Ali. Poi decise di prendere le sue contact sheet, scegliere le immagini migliori, ingrandirle e sottolinearle con il pennello, unendo pittura e fotografia per creare opere di grande originalità. Fu scelto come assistente da Louis Malle, Alain Resnais e Federico Fellini. Mentre lavorava in Italia su Notti di Cabiria, Klein andó in giro per la capitale a fare foto della cittá che pubblicó poi nel libro ‘Roma', parte di un trittico di volumi di ‘urban photography' che comprende anche New York e Tokyo e che ha avuto una grande influenza sui fotografi del Ventesimo secolo.

Primo tra tutti il giapponese Daido Moriyama, di soli dieci anni piú giovane del fotografo americano, che ha descritto "il senso di shock, l'enorme impatto che le foto di Klein hanno avuto su di me, proprio quando mi domandavo cosa fosse la fotografia. Le sue foto sono incomparabili." La Tate Modern di Londra ha realizzato ora quello che Simon Baker, responsabile della fotografia, definisce un "argument show": una mostra che affianca due artisti per sottolineare le diversità e scoprire le affinitá tra i due. Klein e Moriyama sono quindi abbinati in un viaggio nella fotografia ‘di strada'.

Il giapponese presenta immagini in bianco e nero sfocate, granulose, spesso graffiate, sempre oscure e tetre. Dal confronto con l'americano Moriyama emerge come fotografo piú ossessivo e solitario, senza il senso dell'umorismo e la forte empatia umana che traspariscono sempre dalle opere di Klein. Il tema del cane randagio divenne un leit-motiv per Moriyama dopo ‘Misawa' del 1971, la sua foto piú celebre che ritrae l'animale ringhioso, pronto ad avventarsi contro chi lo guarda. Un'immagine poi riprodotta e rielaborata negli anni dall'artista. Perfino la sua autobiografia ha il titolo ‘Ricordi di un cane' .

William Klein + Daido Moriyama
10 ottobre 2012 - 20 gennaio 2013
Tate Modern, Londra
www.tate.org.uk

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