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Questo articolo è stato pubblicato il 28 ottobre 2012 alle ore 08:26.

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«Lei dice che siamo solo bookmakers? È così, per tutti». Angus Campbell replica senza ipocrisia alla più ovvia obiezione, lui che maneggia il cosiddetto Financial spread betting, strumento non troppo diverso dal far volare una moneta in attesa di una testa o di una croce. È vietato negli Usa, ma minaccia di contaminare i mercati finanziari inglesi, innalzando il rischio. È tanto apprezzato dagli «investitori» perché non c'è tassa sul guadagno. «Perché? Semplice – replica Angus – in Inghilterra non ci sono imposte sulle scommesse».
Credevamo di essere nella City e abbiamo la bizzarra sensazione di muoverci nel privè di un casinò. Ma, forse, come dice Angus, lo stupore va messo via, perché le similitudini sono evidenti. Troppe, se è vero quanto racconta Bill Hubard, a conclusione di questa corsa a pennellate molto naive su e giù la superficie di un quadrato che sembra molto più di un miglio capace, come è stato, di allargarsi oltre i confini naturali. Ha molti ex nel suo curriculum di maturo dealer\banker columnist, mister Hubard. S'avvicina con l'accento arrotato del sud degli Stati Uniti e sussurra. «Mai vista una situazione come quella degli ultimi anni, i mercati sono fuori controllo». E se, invece, per qualcuno battono la fiacca è motivo in più per inventarsi un buon business, passeggiando, a pagamento, fra i resti del boom.
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