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Questo articolo è stato pubblicato il 23 dicembre 2012 alle ore 08:16.

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Chi sono gli scienziati e patrioti di cui parla questo bel libro curato da Raffaella Simili? Sono i presidenti dell'Accademia dei Lincei, l'Accademia fortemente voluta da Quintino Sella all'indomani della breccia di Porta Pia e del plebiscito che il 2 dicembre 1870 ha decretato l'annessione di Roma e del Lazio allo Stato unitario. E con la figura di Sella si apre la rassegna degli uomini di scienza che, tra il 1874 e il 1926, si sono succeduti alla guida di quella prestigiosa Accademia. Sono figure lontane nel tempo, ma il racconto delle loro vicende non ha perso di attualità. Non c'è dubbio che l'immagine più popolare di Sella sia quella dell'arcigno «ministro della lesina», il convinto fautore della «tassa sul macinato», il ministro delle Finanze che ha raggiunto il primo pareggio di bilancio. Ma prima di dedicarsi completamente alla vita politica, chiamatovi da Cavour, Sella si è fatto un nome in patria e all'estero per i suoi lavori scientifici nel campo della cristallografia matematica.
È un ingegnere minerario che, dopo gli studi a Torino, ha trascorso un periodo di specializzazione a Parigi e lunghi mesi in Germania, lavorando nella zona mineraria dello Harz, intervallati da soggiorni in Inghilterra. È uno scienziato prestato alla politica, diremmo oggi. Convinto che la scienza abbia un ruolo essenziale nella creazione del nuovo Stato. E che, anche nelle ristrettezze di bilancio, lo sviluppo scientifico debba essere una priorità nella politica di spesa governo. Celebre il suo scambio di battute con Mommsen, il grande storico tedesco, ricordato dallo stesso Sella in un intervento parlamentare: «Cosa intendete fare a Roma?» gli chiedeva Mommsen all'indomani di Porta Pia. «Questo ci inquieta tutti: a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopolitici». La pronta risposta di Sella fu che «sì, un proposito cosmopolitico non possiamo non averlo a Roma: quello della scienza». Ancora in un discorso al Parlamento nel 1876 Sella ribadiva che «se vi è una necessità a Roma, gli è proprio quella di un contrapposto scientifico al Papato.
È importantissimo che vi sia qui la discussione delle idee moderne, anche le più ardite, che avvenga qui il cozzo di teorie, delle opinioni scientifiche, onde da questo urto emerga la luce». Insomma, concludeva Sella, «non è solo per portarvi dei travet che siamo venuti a Roma». All'epoca Sella è da un paio d'anni presidente della Regia Accademia dei Lincei, che si è costituita nel dicembre 1870 a partire dalla pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, dopo l'abbandono dei soci che, seguendo le direttive di Pio IX, non riconoscevano legittimità al nuovo ordine politico. Cessati gli incarichi ministeriali, Sella dedica tutto il suo tempo e le sue energie all'Accademia, che «costa a me un sacrificio perenne veramente enorme», egli scrive in una lettera a Coppino, ministro dell'Istruzione. Un sacrificio in denaro e tempo, sottratto agli studi e ai lavori scientifici. «Ora, perché mi rassegno io a un sacrificio per me così grande? Perché credo essere uno dei più essenziali interessi della nazione che si costituisca in Roma un'Accademia delle Scienze, la quale per la sua operosità e per i servigi che renda alla Scienza sia degna e dell'Italia e di Roma».
Quando Sella muore nel 1884 l'Accademia dei Lincei, dotata di un nuovo statuto e di una sede definitiva, è ormai un'istituzione consolidata, che si avvia a essere il centro di riferimento scientifico e culturale del paese. A succedergli viene chiamato il matematico Francesco Brioschi, che con Sella ha condiviso gli ideali risorgimentali, l'impegno politico, e la profonda convinzione del ruolo decisivo affidato alla scienza nella costruzione del nuovo Stato. E in fondo, all'insegnamento di Sella e Brioschi, pur nelle mutate condizioni politiche, si ispirano la breve stagione da presidente di Eugenio Beltrami, e soprattutto l'opera di Pietro Blaserna (1904-1916) e di Vito Volterra (1923-1926), il grande matematico e senatore del Regno che, per le sue aperte prese posizione contro il fascismo, fu costretto a lasciare le sue cariche istituzionali, dalla Presidenza dei Lincei a quella del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il CNR, che pure egli stesso aveva fondato nel 1922.
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Scienziati, patrioti, presidenti. L'Accademia Nazionale dei Lincei (1874-1926), a cura di Raffaella Simili, Editori Laterza, Roma-Bari,
pagg. 198 € 20,00

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