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Questo articolo è stato pubblicato il 30 dicembre 2012 alle ore 08:19.

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Armide, bionda, seducente, in costume esotico e grande elmo piumato dai mille colori, spunta da un fiume ribelle di cartapesta, ma dopo essere stata abbandonata da Renauld si sfoga in una danza rabbiosa, e torna a inabissarsi nelle acque d'Orione. Invece Medea, in rosso costume con strascico, assurge sorridente all'Olimpo in un trono solo dipinto dopo aver fatto strage dei Corinzi e dei suoi stessi figli. Siamo a Versailles: nel magnifico teatro, tanto desiderato da Madame de Pompadour, sono risorti Renauld et Armide (1761) e soprattutto Médée et Jason (1763) di Jean-Georges Noverre. Risorti, è un termine inesatto; perduti i passi, ma non la musica dei due balletti, per entrambi di Jean-Joseph Rodolphe, i ricostruttori dell'evento hanno raccolto quanto era possibile: scene e costumi da documenti storici, cronache descrittive delle figurazioni, commenti dello stesso Noverre (1727-1810), il grande riformatore illuminista della danza, cui si fa risalire la nascita del ballet d'action, il prototipo del balletto moderno.
Basterebbero queste scarne annotazioni per cantare le lodi dei coproduttori: l'attivissimo Centro di musica barocca di Versailles, l'Opéra Comique di Parigi e infine il Centro di musica romantica di Palazzetto Bru Zane. Commuove scoprire che quest'ultimo – una fondazione voluta nel 2005 dalla mecenate francese Nicole Bru – abbia sede a Venezia, e dal citato edificio svolga una frenetica attività di ricerca e pubblicazione (in collane e dvd) di partiture di compositori quasi sconosciuti; organizzi convegni e cicli musicali destinati, in tutto il mondo, a giovani strumentisti e direttori d'orchestra. La virata verso la danza è una novità: ci si augura abbia un seguito, magari anche in Italia, dove il primo balletto "eroico-pantomimico", ispirato a un celebre episodio della Gerusalemme liberata, già debuttò a Padova, Venezia, Milano, grazie al danzatore Charles Le Picq che s'incaricò della sua ripresa, tra il 1769 e il 1770.
Oggi, l'energia trasmessa dal direttore Hervé Niquet alla sua piccola orchestra di quaranta strumenti antichi fa sì che l'incontro di Rinaldo e Armida sia un soffio di grazie ora impalpabili ora concrete. Quando la maga si china sul cavaliere addormentato per ucciderlo l'odio si tramuta in carezze, sussulti, baci… e il Crociato biancovestito si esalta nei piccoli entrechats calzati di stivali col tacco. Attorno, ninfe e mostri dai costumi preziosi, due cavalieri rossi come il fuoco, un'isola che sorge e scompare nel mare, un cielo di nuvole alla Tiepolo. Qualche tentennamento nelle giovani file della Compagnie de danse l'Éventail non nuoce al sorprendente lavoro di Marie-Geneviève Massè, la coreografa, già allieva di Francine Lancelot, grande esperta di danza barocca. E neppure a Vincent Tavernier: il regista si prodiga soprattutto nella difficile resa del balletto "tragico".
Médée et Jason, davvero un compiuto ballet d'action mitologico: si apre con una squisita danza di coppie in costumi greco-romani dai colori pastello e su leggiadri passi a tre. In tanta armonia neoclassica stagliata davanti al colonnato del palazzo di Creonte (grande, grosso e dall'elmo piumato) l'apparizione di Medea e Giasone è l'inizio del dramma noto. Non s'immagina, però, la radiosa Creusa svolazzante, libera come una Isadora ante litteram, né la scena degli Inferi in cui la maga, per ottenere le armi della vendetta, fa sprofondare il palazzo. Qui, cala un telo affumicato e tutto si oscura come con fioche fiaccole originali; nel rito, gli spiriti del male indossano alti cappelli arancioni e tuniche sfrangiate. Si stenta anche a credere che Fuoco, Veleno e Ferro, i tre acrobati calatisi da una fune, indossino davvero i costumi disegnati dallo stesso Noverre: sembrano piuttosto espunti da un balletto espressionista.
Nel finale, Medea paffuta e iraconda nelle vorticose pirouettes, aggiunge nuove pennellate a quella tavolozza che per il Riformatore e autore di importanti Lettere teoriche (Stoccarda, 1760) era "la scena". Su questa, il "pittore", cioè il coreografo, doveva muovere i suoi "colori" (i ballerini) per suscitare le emozioni dello spettatore. Missione ancora compiuta: a Versailles pareva di assistere in diretta al passaggio dallo spirito meraviglioso barocco al sentimentale romantico, che sarà pure un falso coreografico di Noverre, ma talmente raffinato e curato nei dettagli storici da sembrare vero.
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Renauld et Armide, e Médée et Jason, Compagnie L'Éventail e Le Concert Spirituel a l'Opéra Royal, Versailles, poi a L'Opéra Comique, Parigi

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