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Questo articolo è stato pubblicato il 06 gennaio 2013 alle ore 08:17.

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L'appartamento si trova in aleja Solidarnosci. è situato all'ultimo piano di un tipico blocco abitativo, piccolissimo, ma dotato di ampia vista sulla città; vi convissero diversi artisti: Henryk Stazewski e Maria Ewa Lunkiewicz-Rogoyska detta Mewa, prima, Henryk Stazewski ed Edward Krasinski poi, che ne fecero un punto di riferimento e di scambio della cultura off per decenni. Dopo la morte di Krasinski, avvenuta nel 2004, fu lasciato intatto.
Se cominciamo da qui la nostra visita a Varsavia, ci rendiamo conto di quanto radicalmente la città sia cambiata; ma anche di quanto sia rimasta attaccata al proprio passato culturale. E di come oggi stia ripensando a se stessa. Dall'epoca comunista a Solidarnos´c´, dalle libere elezioni del 1989 alla presidenza dell'Ue, e oltre, la Polonia è infatti in pieno slancio. In controtendenza rispetto a buona parte del l'Europa, in questi anni non ha conosciuto rovesci economici. Gli investimenti esteri sono importanti. Un forte impegno in opere pubbliche per il potenziamento infrastrutturale ha ampiamente beneficiato, facendone ottimo uso, dei fondi elargiti dalla Comunità Europea. E la cultura contemporanea è al centro di questo rinnovamento. Lo prova il fatto che pochi anni fa, sotto la pressione di una porzione estesa della popolazione, lo Stato si è impegnato a portare l'investimento culturale dallo 0,45 all'1% del Pil nazionale.
Di questo rinnovamento, Varsavia è l'avamposto; naturalmente le contraddizioni non mancano. I giovani della "generazione Wojtyla" riempiono le chiese, la capitale pullula di cantieri; molta architettura d'epoca socialista è stata demolita, sostituita da edifici di nuova generazione legati alle necessità di una società che cambia, al suo desiderio di autorappresentarsi, ma anche agli impietosi meccanismi della speculazione edilizia. Nel l'ambito di un tessuto urbano mai pianificato dopo le massicce distruzioni della guerra sussistono magnifici parchi e grandi viali, ma il Palazzo della Cultura e della Scienza, donato alla città da Stalin e mai amato dai varsavesi, si trova ormai a competere in altezza con grattacieli e palazzoni residenziali di scarsa qualità architettonica; e vi hanno trovato spazio il grande Museo storico degli Ebrei in Polonia, che inaugurerà a breve, ma anche Zl/ote Tarasy e Arkadia, due tra i centri commerciali più estesi dell'Est.
Di contro, la costruzione del nuovo edificio del Museo d'Arte Contemporanea, da anni oggetto di aspettative, concorsi e controversie è stata procrastinata per l'ennesima volta. Tant'è; il Museo si è acquartierato in pieno centro città, in quella che fu la sede del più grande negozio di mobili dell'Est e qui svolge un'attività riconosciuta anche a livello internazionale. La scelta è sintomatica: alle demolizioni sconsiderate dei decenni scorsi stanno infatti succedendo riscoperte e i recuperi; è stato il caso delle zone ex industriali di Praga e della ex fabbrica di munizioni Soho Factory, dove hanno trovato magnifica sede, tra l'altro, studi di architetti, negozi di design, le gallerie Piktogram e Leto e un piccolo Museo del Neon: Varsavia fu infatti la città delle insegne luminose. Oggi, invece, molti dei suoi edifici sono coperti di grandi manifesti pubblicitari; un'artista, Paulina Olowska ha recentemente organizzato un intervento consistente nel reintegrare uno dei neon più felici della città, il Pallavolista, che oggi campeggia sul tetto di un elegante edificio nel centrale quartiere MDM; la figura si allunga per lanciare la palla rossa che ricade lungo la facciata dell'edificio; impossibile non notarla. Proprio di fronte al Pallavolista si trova Vitrine, singolare microgalleria che ospita installazioni appositamente realizzate in una vetrina sempre illuminata.
Un'attenzione inedita sta ricevendo anche l'architettura modernista del periodo tra le due guerre: quartieri residenziali o industriali scampati alle distruzioni belliche, ma fino a poco tempo fa negletti, stanno diventando sede di attività culturali. Saska kepa, per esempio, ospita, in un affascinante appartamento conservato in ogni dettaglio, la Asymetria Gallery, dedicata alla fotografia polacca fino agli anni Settanta. Asymetria collabora strettamente con Archeology of Photography Foundation, dedita al recupero e alla promozione di archivi fotografici privati, che ha sede in un altro luogo affascinante: la piazza tonda dall'atmosfera romantica, ricostruita negli anni Cinquanta, che troviamo all'indirizzo Andersa 13. Questa attenzione al lascito dei fotografi attivi nel paese durante la prima parte del Novecento è ancora un sintomo eloquente di come la Polonia stia rielaborando il proprio complesso passato.
E infatti: Varsavia è una città "giovane", animata da uno spirito propulsivo e da un orientamento transnazionale; ma si ha sempre la sensazione che questa spinta attiva poggi sul legame con le figure positive del passato. Gli attori dei cambiamenti in corso sono per lo più sotto i quarant'anni, spesso sotto i trenta. Eppure colpisce come la consapevolezza di partecipare a un periodo di ascesa – e di esserne agenti fondamentali – si coniughi con il continuo, e tutt'altro che retorico, riferimento a un retroterra culturale vivo. Tra le figure instancabilmente menzionate c'è, oltre a Staz.ewski e Strzemin´ski, l'architetto Oskar Hansen, attivo fino al 2005, ricordato per il suo approccio visionario e umanistico all'architettura e per il suo metodo basato sul processo. A lui fu vicina una figura come Joanna Mytkowska, oggi dinamica direttrice del Museo d'Arte Moderna; nel suo studio si formò Grzegorz Kowalski, poi a sua volta autorevole insegnante, presso l'Accademia di Belle Arti, di artisti internazionalmente noti come Pawel Althamer, Katarzyna Kozyra e Artur Zmijewski; quest'ultimo, insieme alla Foksal Gallery Foundation, ad Hansen ha dedicato il noto video A Dream of Warsaw, in cui si tratta l'emblematica questione della dominanza visiva del Palazzo della Cultura rispetto allo skyline della città.

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