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Questo articolo è stato pubblicato il 21 aprile 2013 alle ore 08:20.

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«In Italia la Sacra Scrittura è così dimenticata che rarissimamente si trova una Bibbia». Con queste parole ironizzava Lutero nei suoi Discorsi a tavola, opponendo alla Chiesa romana il suo grandioso impegno non solo di commentatore, ma anche di traduttore della Bibbia. Infatti, nel 1521, si era dedicato al Nuovo Testamento e poi per 12 anni, fino al 1534, si era consacrato all'Antico, proponendo così de gantze heilige Schrifft Deutsch, l'intera sacra Scrittura in tedesco, una versione che rielaborò fino al 1545. Essa ebbe non solo un clamoroso successo editoriale, ma divenne anche la madre della lingua tedesca unitaria, vessillo della cultura e della stessa nazione tedesca.
Ebbene, se Lutero ritornasse oggi in Italia, rimarrebbe basito vedendo la diffusione del testo sacro in una profluvie di edizioni e di copie, ma soprattutto scoprendo la sterminata produzione esegetica che si accumula nelle librerie non solo religiose. Ai miei lettori vorrei ora far balenare soltanto qualche squarcio di questa effervescenza bibliografica, scavando nelle montagnole di volumi di materie bibliche che sono cresciute sulla mia scrivania privata in pochi mesi. Sono, perciò, costretto all'elencazione, sperando che ognuno s'imbatta in un «fiore» tematico che lo interessa. Non è solo Tommaso Campanella a sottoscrivere questa confessione: «Quanti libri tiene il mondo non saziâr l'appetito mio profondo: quanto ho mangiato! e del digiun pur moro…».
Ritorniamo alla questione molto delicata della traduzione. Ecco la prima e più celebre, La Bibbia dei Settanta: sotto la direzione di Paolo Sacchi è iniziata, col Pentateuco a cura di Paolo Lucca, l'avventura di presentarla integralmente nel testo greco e con la resa italiana a fronte. Sappiamo che ogni versione è anche un'interpretazione e, in questo caso, lo è in maniera molto significativa, essendo questa la Bibbia che userà il Nuovo Testamento). Dopo la traduzione, ecco l'antico genere del l'«introduzione», la guida che conduce in pagine, come quelle bibliche, la cui apparente semplicità di superficie nasconde abissi di enigmi storici, di segreti letterari, di profondità teologiche. Ne segnalo solo due. Da un lato, la sofisticata e talora un po' stremante ma documentatissima analisi delle questioni riguardanti la Torah e storiografie dell'Antico Testamento, a cura di Gianantonio Borgonovo e collaboratori, un emblema dell'altissimo livello a cui è giunta l'attuale ricerca storico-critica. Il tomo fa parte di un intero corso di studi biblici denominati Logos. D'altro lato, l'altrettanto imponente ma preziosa anche per la sua nitidità strutturale Introduzione al Nuovo Testamento, a cura di Martin Ebner e Stefan Schreiber.
Entriamo ora nel testo vero e proprio, percorrendolo almeno in alcuni dei 73 libri che compongono quella che è detta appunto Biblia, un plurale greco da biblion, quindi i «libri». Partiamo dall'incipit assoluto, Genesi 1-11, pagine che assommano in sé uno straordinario cumulo di problemi letterari, filosofico-storici, teologici, persino estetici (non per nulla ho voluto mettere nelle mani degli artisti che saranno ospitati nel primo padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia proprio questi capitoli come spunto tematico). Li presenta, col testo ebraico a fronte, in modo sintetico esemplare Federico Giuntoli per la collana «Nuova Versione della Bibbia dai testi antichi». Una collana che offre ora anche i Proverbi, un delizioso e complesso scritto biblico curato da Sebastiano Pinto, uno scrigno di sapienza colta e popolare (l'intera serie ha già altri 17 titoli all'attivo).
L'esegesi in senso più sistematico con tutto il suo apparato analitico è, invece, rappresentato da un'altra collana intitolata I Libri Biblici, edita dalle Paoline, sorelle delle edizioni San Paolo: l'ultima uscita ha per soggetto un libro affascinante per i racconti dei suoi protagonisti (si pensi a Debora, Gedeone, Jefte, Sansone) e tocca a uno studioso raffinato come Giovanni Rizzi svelarci i segreti del libro dei Giudici un termine che designava i governatori tribali dell'Israele appena stanziato nella terra promessa, personaggi avvolti talora anche nell'alone della leggenda. Ma l'Antico Testamento comprende pure testi di sorprendente «modernità»: è il caso del l'enigmatico Qohelet (l'Ecclesiaste), del quale appaiono quasi in contemporanea due commentari, quello di Franco Piotti che in queste pagine bibliche intuisce «la ricerca del senso della vita» e la lettura che fa William P. Brown nella collana Strumenti dell'editrice valdese Claudiana.
In questa stessa collana – che ha già alle spalle una fitta sequenza di volumi – sono ora editi altri due commentari, quello di Jerome F. D. Creach a Giosuè, il libro che fa da antefatto al racconto dei Giudici perché narra la conquista della Terra santa da parte di Israele, e l'analisi del cosiddetto «Primo Isaia», il profeta classico del l'VIII secolo, la cui opera è raccolta in Isaia 1-39, la grande sezione iniziale del «rotolo» fatto di ben 66 capitoli e di 16930 parole ebraiche. E come ignorare i Salmi, il libro biblico che fino a oggi ha una presenza insonne nella preghiera ebraica e cristiana? Io stesso ho optato per questa raccolta poetica orante come base dell'ultima predicazione degli Esercizi Spirituali davanti a Benedetto XVI.
All'interno di queste 150 composizioni si ha un fascicolo di 15 invocazioni molto suggestive (Salmi 120-134): esse recano il titolo ebraico di shîr ha-ma'alôt, «canto delle ascensioni» o anche «delle salite». Gianpaolo Anderlini, commentandoli preferisce la versione I quindici gradini, evocando non solo i gradini materiali del tempio di Gerusalemme, ma anche i gradi di un percorso spirituale ascensionale.

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