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Questo articolo è stato pubblicato il 31 maggio 2013 alle ore 15:17.

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Il settore dell'arte non conosce crisi, a giudicare da quello che succede a Venezia. Torna la Biennale d'Arte, la 55esima, con "Il Palazzo Enciclopedico" di Massimo Gioni: 88 Partecipazioni nazionali, 10 paesi "new-entry" tra cui la Santa Sede, 48 Eventi Collaterali accreditati che hanno trovato ospitalità in altrettanti luoghi della città, dalle chiese ai palazzi alle istituzioni culturali. E visto che tra fine maggio e inizio giugno in laguna ci sarà tutto, ma proprio tutto il mondo dell'arte che conta, arriva a corredare l'offerta cultural-turistica-mondana veneziana il rilancio da parte di tutte le fondazioni e i musei cittadini per proporre le proprie mostre temporanee per l'estate.

Ad aprire le danze è stato già questa settimana il progetto "Vedova diffuso", che porta i quadri di Emilio Vedova nelle sedi più prestigiose della città. La Vedova-mania occupa il Museo Correr, Ca' Pesaro e Ca' Rezzonico, la Scuola Grande di San Rocco, lo Spazio Vedova alle Zattere e la sede della Fondazione ai Magazzini del Sale, dove i "…Cosiddetti Carnevali…" di Vedova sono messi a confronto con le sculture di Roy Lichtenstein. La seconda inaugurazione in ordine di tempo è quella della Peggy Guggenheim Collection, dove sbarca Robert Motherwell, tra i massimi esponenti dell'Espressionismo astratto americano, con i collage realizzati ad inizio carriera, tra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Qualche centinaio di metri più in là, a Punta della Dogana, "Prima Materia", la nuova mostra realizzata con opere provenienti sempre dalla Collezione Pinault, comprese tra il 1960 e l'oggi, tra movimenti storici e lavori monografici. Sulla riva opposta del Canal Grande, alla Fondazione Querini Stampalia a Santa Maria Formosa, la famiglia di artisti Matta è la protagonista della mostra dell'estate: da Roberto Sebastian Matta, storico protagonista dell'arte del dopoguerra, ai suoi figli Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren Matta. Tre storie, tre diversi paesi di residenza e un unico comune denominatore: l'arte.

Ma il contemporaneo contagia anche siti istituzionali come l'Università di Ca' Foscari, dove sono addirittura tre gli eventi espositivi che si intrecciano per raccontare l'oggi: "Lost in Translation", evento collaterale della Biennale, realizzato in collaborazione con il Museo di Arte Moderna di Mosca, il "Garbage Patch State Pavillon" di Maria Cristina Finucci, che invade con la sua marea di tappi di plastica il cortile dell'ateneo e si espande fino al Canal Grande, e "Capital of Nowhere", collettiva di artisti russi e laboratorio multimediale allestito nella sede di Ca' Foscari alle Zattere.

Se la Fondazione Prada ha deciso di ricostruire negli spazi di Ca' Corner della Regina "Live in Your Head. When Attitudes Become Form", la rivoluzionaria mostra che Harald Szeemann realizzò nel 1969 alla Kunsthalle di Berna; se la Fondazione Cini con oltre 50 opere di Marc Quinn, tra cui 13 mai esposte prima, dà vita a una tra le più importanti mostre mai dedicate all'artista britannico, la Fondazione Musei Civici Veneziani risponde dal 1 giugno calando un sorprendente poker d'assi: le sculture di Sir Anthony Caro al Museo Correr; a Palazzo Fortuny "Tàpies. Lo sguardo dell'artista" che ricorda, a un anno dalla scomparsa, il geniale maestro catalano dell'informale; a Ca' Pesaro l'omaggio a Ileana Sonnabend (eccezionale gallerista scopritrice di talenti artistici) con opere di Andy Warhol, Richard Serra, Jeff Koons, Roy Lichtenstein e in particolare Jasper Johns e Robert Rauschenberg; infine le contaminazioni tra passato e presente in "A very light art" che portano a Ca' Rezzonico sette artisti contemporanei – Mario Airò, Stefano Arienti, Cerith Wyn Evans, Flavio Favelli, Luigi Ontani, Gabriel Orozco, Heimo Zobernig – chiamati a confrontarsi col luogo storico in cui sono andati ad operare.

E visto che i confronti tra arte di ieri e oggi sono il fil-rouge di molte mostre in riva alla laguna, vi ricordiamo quella realizzata dalla Soprintendenza per il Polo Museale Veneziano. Alla Ca' d'Oro, sempre in concomitanza con la 55° Biennale Arte, saranno esposti in uno speciale dialogo attraverso il tempo i capolavori di due straordinari collezionisti, nonno e nipote: Giorgio Franchetti senior e Giorgio jr, il primo appassionato di arte antica, il secondo dell'arte italiana del secondo dopoguerra.

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