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Questo articolo è stato pubblicato il 29 giugno 2013 alle ore 10:47.

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Di austerità si può anche morire

Gli effetti delle politiche di austerità sulle economie europee sono tornati al centro del dibattito. Alcuni sostengono che sia stato un problema di sequenza sbagliata, ovvero che in Europa si sarebbe scelto di ridurre le spese o aumentare le tasse per tagliare i deficit, senza però prima rafforzare patrimonialmente le banche (ciò avrebbe prodotto una forte contrazione dei prestiti e quindi una recessione molto intensa). Altri che il consolidamento fiscale era assolutamente prioritario e inevitabile per evitare una progressiva degenerazione e un crollo dell'impalcatura su cui si regge l'area euro.

Per Guido Rossi, ad esempio, «questa austerità, ammantata da moralismo, s'è rivelata sbagliata... con le inconfutabili critiche provenienti da premi Nobel quali Paul Krugman, Joseph Stiglitz e Amartya Sen e da economisti come Mark Blyth e Kaushik Basu» (si veda il Sole 24 Ore del 9 giugno). Per Roberto Perotti, invece, "il fatto che l'austerità non faccia bene non significa che vi siano sempre alternative migliori e praticabili…contrariamente a quanto molti credono, lo stesso Fondo monetario internazionale nel recente rapporto sulla Grecia riconosce che i tagli ai salari pubblici e alle pensioni, benché dolorosi... furono necessari" (Sole 24 Ore, 15 giugno). Un dibattito dunque ricco e articolato, quello fra rigoristi e anti-rigoristi, con argomentazioni certamente valide da entrambe le parti.

Un dibattito che si arricchisce ora di un contributo importante, quello di Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del Comitato esecutivo della Bce (dal 2005 al 2011) e attualmente visiting scholar all'Università di Harvard e all'Istituto Affari Internazionali. Il suo ultimo libro, edito da Il Mulino, affronta infatti proprio questi temi e ha un titolo estremamente esemplificativo: "Morire d'austerità". Un titolo all'interno del quale spicca in copertina una cravatta rossa – certamente simbolo di rigore – con il girocollo a mo' di cappio. Il rigore, appunto, che soffoca l'economia. Un titolo che fa intuire da che parte del dibattito sta l'autore.

Bini Smaghi parte dalla constatazione - ovvia - che la crisi ha prodotto effetti drammatici sul tessuto economico e sociale dei paesi europei. Ma l'aspetto economico, pur rilevante, è - secondo la sua opinione - solo il sintomo di un problema più ampio. La crisi, soprattutto politica, rifletterebbe "l'incapacità delle democrazie occidentali di risolvere problemi accumulati da oltre un ventennio. Chi è eletto democraticamente fa fatica a prendere decisioni impopolari che possono comprometterne la rielezione". L'emergenza diventa, così, "il motore dell'azione politica" e il modo per giustificare le manovre correttive di fronte agli elettori, con la conseguenza che la cura - tardiva e varata sotto la pressione dei mercati - diventa ancor più dolorosa e impopolare.
A chi o a cosa è addebitabile la colpa di questa austerità che sta mettendo in ginocchio i paesi avanzati? L'autore non ha dubbi: "l'eccesso di austerità non deriva dal risanamento di bilancio, quanto dall'aver aspettato troppo per metterlo in atto". L'analisi è impietosa: nessun governo è disposto a riconoscerlo, ma è più facile dare la colpa ai mercati finanziari che hanno smesso di finanziare a basso costo il debito pubblico emesso dal paese. Sotto accusa anche la cura proposta per guarire dalla malattia. "Una cura che genera malcontento e alimenta forze disgreganti all'interno della società, favorendo la nascita di movimenti populistici e mettendo a rischio la democrazia stessa". Ed ecco così spiegato anche il sottotitolo del volume: "Democrazie europee con le spalle al muro".

Un volume che critica, dunque, gli effetti recessivi di misure di bilancio troppo restrittive ma che accusa allo stesso tempo i governi delle democrazie occidentali di aver rinviato le riforme e di aver esitato troppo sul rilancio degli investimenti. Una bocciatura senza appello. A cui ci auguriamo si voglia porre rimedio al più presto. Vincendo le resistenze dei falchi senza per questo cedere alla "leggerezza" delle colombe.
Come si può invertire la rotta lo suggerisce lo stesso Bini Smaghi. Bisogna "prendere il toro per le corna e mettere in atto subito le riforme necessarie per meglio attrezzare il sistema economico a far fronte ai cambiamenti globali in corso, connessi all'integrazione dei mercati, all'innovazione tecnologica e all'invecchiamento della popolazione, soprattutto in Europa". Un percorso obbligato, anche perché "i paesi che hanno fatto per tempo queste riforme, in particolare quelli del Nord Europa, sono riusciti ad assorbire meglio la crisi e a riprendersi, registrando progressi anche in termini di occupazione". Una lezione che andrebbe raccolta.

Morire d'austerità
Lorenzo Bini Smaghi
Il Mulino, 2013
pp. 200, € 14,00

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