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Questo articolo è stato pubblicato il 21 luglio 2013 alle ore 08:43.

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Compassione: immagine bellissima e commovente di due persone che condividono lo stesso dolore, momento di più intensa unione possibile fra esseri umani, ma anche modalità ipocrita di avvicinarsi al dolore dell'altro, oppure invece sentimento inutile, che rivela solo debolezza ed elude la domanda di giustizia ed eguaglianza? Si tratta di un sentimento ambiguo e complesso, di cui Antonio Prete delinea una possibile storia.
Della compassione la scrittura e l'arte ci restituiscono, scrive, «insorgenze e vibrazioni, segnali e compimenti, sospensioni e deviazioni, eccessi e attenuazioni». I filosofi tendono invece, da sempre, a guardarla con sospetto: in ogni caso rimane «la principale esperienza del riconoscimento del legame che trascorre tra tutti gli esseri».
Il libro non è una ricostruzione storica in senso proprio: piuttosto un percorso nel tempo, soprattutto attraverso letteratura e filosofia, degli infiniti modi in cui questo sentimento è stato vissuto, interpretato, giudicato. Percorso più tematico che cronologico, con largo spazio a Dante, maestro nel descrivere la pienezza della compassione davanti alle anime dei dannati, ma anche a Eschilo dei Persiani e ad Antigone, figura emblematica del coraggio nel restare fedeli alla pietà.
Prete è poi attento al processo di disumanizzazione durante le guerre mondiali: «La compassione, assolutamente ignota agli aguzzini, è uno dei primi sentimenti che si estingue anche fra gli internati». E Guernica, il capolavoro di Picasso, è un urlo che potrebbe avere «la funzione del Cristo nelle Pietà della storia dell'arte». Pure i miti antichi rappresentano la compassione in personaggi drammatici ma positivi come Filottete, Prometeo, Demetra. E anche don Chisciotte è un eroe della compassione nel proteggere i deboli in una società che non la prevede più.
L'ospitalità è figura mediterranea della compassione e dell'accettazione dell'altro, come nell'Odissea. E mentre Baudelaire modula «una forma particolare di compassione, quella che ha per oggetto se stesso», cioè la propria dolorosa condizione umana, in Manzoni la compassione che l'Innominato prova per Lucia si trasforma in conversione, «passaggio verso un altro modo di essere uomo» e «verso un'altra morale». Ancora, la compassione nelle civiltà orientali e quella del Dio cristiano verso l'uomo. Ma anche la compassione verso l'animale, in poeti e pensatori. I filosofi non sono soliti considerare la compassione fra le virtù necessarie: la filosofia occidentale, infatti, ha privilegiato la diffidenza e il sospetto nei confronti di un sentimento «ritenuto per sua natura ipocrita, autoassolutorio, incapace di rispettare l'autonomia, la libertà e il pudore di colui che è stato colpito dal dolore».
Alla fine, «come farsi prossimi al dolore dell'altro» si domanda l'autore. Limitandosi a restituire «la grande scena in cui la compassione prende forma: la comunità dei viventi, uomini e animali. Con la singolarità dei loro corpi, e desideri, e ferite».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonio Prete, Compassione,
Bollati Boringhieri, Torino,
pagg. 190, € 16,00

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