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Questo articolo è stato pubblicato il 15 agosto 2013 alle ore 18:44.

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A Ferragosto a vincere sono i Cani Sciolti. Tutti - Foto

A Ferragosto tutti stanno al mare. Questa è l'immagine stereotipata che ci ha cresciuto, ma che ora non corrisponde a verità. Ora la crisi incatena molti al lavoro e anche se le ferie e la festività tolgono molti dall'ufficio, spesso si sceglie il cinema (solo 7 euro), alla spiaggia che tra viaggio, ombrellone e sdraio costa almeno il doppio.

Lo hanno capito anche i distributori, se è vero che il poker di scelte di questa settimana vede Kick-Ass 2, titolo forte a sostegno di una storia gradevole, una coppia di star come Mark Wahlberg e Denzel Washington nel gustoso Cani Sciolti (anche se è più bello il titolo originale 2 Guns) e due film più piccoli, ma riusciti, come Open Grave e Apache.

Partiamo dal supereroe più improbabile della Settima Arte: Aaron Taylor-Johnson, che nel primo Kick-Ass ci aveva deliziato con una folle e persino romantica cavalcata in cui la fiducia in se stessi arrivava a salvare una città nella maniera più improbabile, fracassona e genialoide degli ultimi anni. Un frullatore di emozioni e immagini che sapeva rompere il mito supereroistico creando quello di un supernormale. Torna adesso, con il suo costume bruttino, e non ha più l'effetto sorpresa. L'unico motivo per cui questo secondo capitolo, più coraggioso nei contenuti e nell'esposizione della violenza, non arriva alle vette del primo, pur essendo di buona qualità. Bello il personaggio di Jim Carrey, criminale redento e retorico così come la sua banda di un gruppo che è a metà tra l'Anonima Supereroi e l'Armata Brancaleone.

Incantevole Chloe Grace Moretz, carismatica e vera protagonsita, buona la regia di Jeff Wadlow che non fa danni e in alcune scene ha angoli di visuale e idee niente male. Il resto è una storia di riscatto e scoperta di se stessi in una cornice che spesso scantona verso una divertente demenzialità. Si potrebbe quasi dire lo stesso di Cani Sciolti, alla cui regia c'è un asso non abbastanza conosciuto come Baltasar Kormàkur, islandese che è uscito dai suoi confini con l'ottimo 101 Reykjavik una dozzina di anni fa. L'occhio originale che mostrò in quell'opera torna in uno dei generi più classici del cinema hollywoodiano, l'action- buddy movie, con una coppia di sparatutto che invadono lo schermo di pallottole, risse e battute arroganti. Kormàkur dirige alla grande, mantiene un ritmo eccellente, negli argini che lo schema del film gli impone riesce persino a sorprendere con un paio di colpi di scena. E Wahlberg e Washington, pur venendo da un rendimento altalenante negli ultimi anni (spesso dovuto alla ricerca del copione più remunerativo e non dello script migliore), si dimostrano un duo sorprendente ed efficace. Ed è grazie a loro, a una Paula Patton bellissima e pericolosa, che sembra di tornare nei migliore anni '80.

Lungometraggio di genere è anche Open Grave, horror di cui si parlava da un po' e che ha tra i suoi lati positivi uno Sharlto Copley in ottima forma. Ed è proprio lui a trovarsi in una fossa insieme a un mucchio di cadaveri, a cercare di capire dov'è in un'inquietante foresta, a trovare altre persone nella sua stessa situazione, quella di non sapere perché è là. Lopez-Gallego sa gestire bene il ruolo della memoria e l'identità finché la sceneggiatura non lo tradisce nel momento decisivo, anche per una sua incapacità di metterla in scena senza farci capire troppo presto cos'è successo realmente. Da quel momento il ritmo rallenta, la storia si accartoccia, ma la forza visiva del regista e alcune trovate comunque fanno rimanere l'opera interessante e sopra la sufficienza, anche se poteva diventare un gioiello con una gestione migliore del momento cruciale.

Chiudiamo con Apache, una delle migliori scoperte dell'ultimo Quinzaine des Réalisateurs, a Cannes. Grazie a questo film ci ritroviamo in Corsica, forse mai mostrata così bene e senza stereotipi (se non per infrangerli), in un gruppo di ragazzi che ne rappresentano la natura selvaggia e indipendente almeno quanto l'inquietudine. Come in Un'estate da giganti, troviamo giovani alle prese con la conseguenza delle proprie azioni, di un'occupazione indebita di una casa che non potrebbero permettersi. Un pretesto, che diventa detonatore di emozioni, disagi, riflessioni e drammi. Un raccolto realistico e doloroso che sa entrarti dentro il cuore, con la delicatezza e la precisione di un coltello.

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