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Questo articolo è stato pubblicato il 15 settembre 2013 alle ore 08:51.

Lev Tolstoj provava invidia per «quella vita giovane, forte, libera» che brulicava nelle viuzze del Quadrilatero: benvenuti a Torino, l'ex capitale dell'automobile che, in tempi di incertezza economica, ha saputo riciclarsi come città giovane, low cost e multietnica. Così almeno la dipinge, in un ritratto molto più che lusinghiero, Bruna Gherner, autrice di un'esaustiva Guida anticrisi a Torino (e dintorni), appena pubblicata da Bur dopo gli analoghi libri su Milano e Roma.
A dispetto del titolo, però, questo non è un vademecum per giramondo à la Routard, fanatici del sacco a pelo o turisti mordi-e-fuggi: si tratta piuttosto di un agile saggio, strutturato in capitoli rigorosi, arricchito di indirizzi e informazioni di servizio e concepito per lunghi soggiorni cittadini. Non vi si trovano elenchi di hotel e ristoranti, ma paragrafi su case e piole (tipiche trattorie piemontesi); non vi figurano cenni storici a sassi e monumenti, ma un inventario di luoghi di cultura e arte, dai cinema ai teatri, dai festival ai musei; non vi sono indicazioni per escursioni e gite fuoriporta, ma nove itinerari a tema, da quello intellettuale al modaiolo, dal monarchico all'arabo.
Torino si conferma capitale della contraddizione: parsimoniosa ma aristocratica, raffinata ma meticcia, regale e proletaria. Il suo cuore pulsa a Porta Palazzo, dove ha sede il mercato all'aperto più grande d'Europa: non a caso, la sezione dedicata alla Spesa sostenibile è la prima e più ricca del volume. Da queste pagine trabocca una città inedita, con i piedi ben piantati per terra (i prodotti contadini e a chilometro zero), fiuto mediorientale (granaglie, spezie e aromi magrebini) e fascino d'antan (antiquari, abbigliamento e accessori vintage, bancarelle delle pulci). L'altezzosità torinese non permette di rifornirsi alla dozzinale e popolare Ikea: qui c'è il Balôn, «uno dei più bei magazzini dell'usato d'Italia», sede pure dell'«unica mongolfiera fissa del Paese», che offre ogni giorno un quarto d'ora di volo a 150 metri d'altezza in piazza Borgo Dora, con vista panoramica sull'urbe e sul fiume.
La movida è rigorosamente per alternativi: tutti coloro che amano il cohousing e il bikesharing, le chincaglierie contemporanee, gli intrugli vegani e i locali underground. Addirittura, «Torino è diventata di recente la capitale del tango, tanto che vanta il più alto numero di milonghe e scuole dedicate». Appuntamento pittoresco e picaresco delle notti sabaude sono gli «Avanzi di balera», serate itineranti e ballerine, in cui danzare sulle note trash di Rettore, Carrà e Camerini.
Il capoluogo piemontese non difetta di ironia, come gli acerbi e improvvisati gestori delle Officine Corsare, «un circolo Arci molto politicizzato e molto giovane», consigliato per la cucina locale e abbondante, specie durante le «Cene Popolari», dedicate a un prodotto regionale o stagionale: «D'inverno va molto il tema "Son cavoli vostri"». Altro Arci segnalato, per tradizione e trattamento, è la Cricca: «Nata nel 1873, pare sia la più vecchia bocciofila europea e tra i fondatori figura anche De Amicis. Le bocce oggi non ci sono più, ma per il resto è cambiato poco». Se non è un paradosso questo…
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Bruna Gherner, Torino (e dintorni) low cost, Guida anticrisi alla (ex) capitale dell'auto, Bur, pagg. 340, € 9,90

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