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Questo articolo è stato pubblicato il 13 ottobre 2013 alle ore 08:51.
L'ultima modifica è del 22 maggio 2014 alle ore 18:17.

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Gershom Scholem, che certe cose non le mandava certo a dire, usò un'espressione poco accomodante: Selbstbetrug, «autoinganno». E anche a voler essere più accomodanti, non si può negare che la parabola identitaria del giudaismo assimilato, durante gli anni Venti e i primi anni Trenta del secolo scorso, disegni una curva assai ambigua. Proprio mentre in Europa s'infittivano i segni del pregiudizio e delle discriminazioni, molti ebrei, e in specie quelli di maggiore censo e peso sociale, si ostinarono a non vedere, e a credere di avercela fatta una volta per tutte. Di essere riusciti a conquistare l'approvazione dell'élite cristiana, e di avere finalmente diritto a un ruolo stabile all'interno della società.

La vicenda dei Rotary italiani, dalla loro fondazione nel 1923 sino allo scioglimento imposto nel 1938 dalle autorità fasciste, conferma questa amara sensazione di spaesamento. Basta scorrere le biografie di illustri ebrei rotariani attivi in quel periodo per scoprire che parecchi aderirono con convinzione al fascismo, e rivestirono ruoli di rilievo nella compagine economica e finanziaria del regime. Come chiarisce con efficacia Gadi Luzzatto Voghera, l'esperienza del Rotary nella penisola ebbe caratteristiche peculiari. Da una parte, gli ideali furono quelli, di matrice americana, della tolleranza e dell'indipendenza dai condizionamenti religiosi e confessionali.

D'altra parte, l'organizzazione ebbe contatti piuttosto stretti con il potere politico. Pensato per raccogliere la borghesia medio-alta, il Rotary fu un naturale laboratorio d'integrazione. Ma all'entusiasmo per uno spazio sociale condiviso, in cui industriali e politici ebrei potevano interagire con i settori più elevati della società maggioritaria, seguì lo scoramento per le leggi razziali. Certo non per coincidenza, l'esclusione degli ebrei dalla vita della nazione s'accompagnò allo smantellamento del Rotary. Per quanti avevano prestato fede al sogno di un'unica classe dirigente, multiculturale e aperta, era giunto il tempo del disinganno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gadi Luzzatto Voghera, Nessuna distinzione di razza né di religione. Il Rotary italiano, gli ebrei, la persecuzione antisemita (1923-1938), Erredi, Genova, pagg. 112, € 30

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