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Questo articolo è stato pubblicato il 06 dicembre 2013 alle ore 15:48.

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Una mostra multidisciplinare per raccontare Giuseppe Verdi. Dipinti, disegni, incisioni, giornali satirici dell'Ottocento, sculture, manifesti cinematografici, libri, video e ovviamente supporti audio per ascoltare la musica immensa del compositore di Busseto. L'appuntamento è a Roma, al Complesso del Vittoriano, con Giuseppe Verdi. Musica, cultura e identità nazionale (dal 7 dicembre al 14 gennaio 2014), a cura di Marco Pizzo, Massimo Pistacchi e Gaia Maschi Verdi. Un'immersione attraverso le sei sezioni dell'esposizione nella vita, nei suoni e negli avvenimenti sociali, nazionali e internazionali, coevi a Verdi.

Si parte con il prezioso "Album Verdi", conservato presso la Biblioteca Lucchesi Palli di Napoli, in cui sono raccolti circa 80 autografi risalenti agli ultimi anni di vita del compositore e conservati grazie all'intervento intuitivo della governante. Si prosegue con la passione di Verdi per Shakespeare, non a caso il Nabucco (1842), Lombardi alla prima crociata (1843) e Simon Boccanegra (1857) mescolano sentimenti a tematiche politiche, così come Rigoletto (1851), Il trovatore (1853) e La traviata (1853) furono influenzati dalla componente drammatica delle opere del Bardo. E, come sappiamo, musicò l'Otello e il Macbeth. Ma non c'è solo Shakespeare nella vita di Verdi, anche molta della cultura letteraria del romanticismo e Manzoni. Messa da Requiem è dedicata proprio all'autore de I promessi sposi. In questa sezione sono esposte alcune delle lettere tra i due "amici" provenienti dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.

La parte centrale della mostra è da ascoltare. "Qui si possono sentire in maniera filologica i suoni verdiani attraverso supporti differenti – spiega Marco Pizzo, uno dei curatori - si passa dai cilindri a cera di Edison alle più moderne tecnologie digitali, dai dischi a 78 giri ai cd". Ci sono anche costumi dell'epoca e foto delle primissime rappresentazioni delle opere verdiane, messe a confronto con una serie di immagini che raccontano sentimenti degli attori attraverso i loro gesti sul palcoscenico. Rappresentano un sorta di nascita della fotografia di scena", sottolinea Pizzo.
E ci sono anche i bozzetti del monumento degli anni Venti dedicato al compositore che fu distrutto a Parma nel 1945, una petizione che risale al 1860/61 indirizzata a Cavour e firmata insieme a Ricordi per il riconoscimento dei diritti d'autore, i manifesti di film realizzati tra gli anni Quaranta e Cinquanta come Aida con Sophia Loren, e una serie di vignette dell'Ottocento in cui la satira "vestiva" gli uomini politici da personaggi verdiani. Incontriamo Garibaldi in abiti da Trovatore e Cavour in quelli da MacBeth; "questo ci fa capire come Verdi fosse l'artista più popolare dell'Ottocento", conclude Pizzo.

Giuseppe Verdi. Musica, cultura e identità nazionale
Complesso del Vittoriano, Roma
Dal 7 dicembre al 14 gennaio 2014
A cura di Marco Pizzo, Massimo Pistacchi e Gaia Maschi Verdi
Ingresso libero.
www.comunicareorganizzando.it

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