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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2013 alle ore 15:28.

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«È stato fatto un favoloso lavoro», esordisce squillante Alexander Pereira, nella sua prima conferenza da prossimo sovrintendente della Scala, dove si insedierà dal 2015. «Il teatro è stato portato molto in avanti dal mio predecessore Lissner, e questo rappresenta un grande aiuto per chi prenderà il nuovo testimone della staffetta. Sono nato nei teatri del nord, dove sovrintendente e direttore artistico sono la stessa figura. Ma solo grandi cantanti, direttori e registi fanno il teatro. Solo in combinazione con loro il teatro avanza».

Seduti al tradizionale tavolo rosso, nel foyer dei palchi, con al centro il sindaco Pisapia, Pereira e il nuovo direttore musicale Riccardo Chailly, hanno raccontato questa mattina la loro Scala, nelle linee generali e in quelle concrete, per i prossimi cinque anni. Le premesse sembrano voler tranquillizzare il pubblico, dopo il ciclone Lissner: tradizione e radici volano come parole d'ordine. Il maestro milanese, con due nuove produzioni all'anno, si dedicherà soprattutto a Puccini, riscoperto nelle prime versioni dei titoli più famosi: scelta interessante sotto il profilo musicologico e buon escamotage per scansare i confronti con la tradizione. Funzionerà anche nelle vendite dischi. Il compositore contemporaneo che Pereira porterà alla Scala, dopo averlo fatto debuttare al suo festival di Salisburgo, nel 2015, sarà Kurtag: prestigioso, indiscusso, decano. I nuovi direttori saranno quelli "più importanti" di oggi: si punta a recuperare gli esiliati («proprio ieri ho incontrato quello col nome che inizia con la emme», scherza Pereira) e quelli che non hanno mai guidato un titolo alla Scala. Il primo che si cita è Mariss Jansons. Ottimo. Per Mozart si spera non Harnoncourt.

«Il mio grande vecchio amico Chailly - dice Pereira - che conosco dal ‘78, mi è sembrato la scelta più logica. Vanta una carriera fenomenale, con le orchestre più grandi. Al Gewandhaus è riuscito ad alzarne tanto il livello che ora Vienna, Parigi e Londra invitano la compagine per due settimane in residence. Ha un contratto discografico trentennale con Decca. In tutto il mondo il binomio Chailly-Scala sarà benvenuto».

Giuliano Pisapia si concede un breve flash di cronaca: "Quando è stato fatto il nome di Chailly, è affiorato un grande sorriso nel cda." E il direttore, di rimbalzo: "Sono felice di essere stato nominato nella Milano di un sindaco che promuove la città." Il trio cinguetta. Pereira: "La Scala sarà la sua corona." E Chailly: "Speriamo non di spine."

Le radici partono da una auspicata collaborazione coi tre grandi predecessori alla direzione musicale della Scala: Abbado, Muti, Barenboim. Mentre i concerti con la Filarmonica resteranno una costante. Dal 2017 partiranno importanti progetti sinfonico-corali, con brani mai eseguiti in teatro. "Turandot", il titolo del debutto, a maggio 2015, avrà il finale di Berio e la regia di Lehnhoff. "Luciano – spiega Chailly - ha apportato circa 200 correzioni al suo finale. Io ho chiesto a casa Ricordi di stamparlo, e lo eseguirò, come documento dell'evoluzione del compositore. Le ricerche proseguono: "Abbiamo scoperto il quarto atto di "Edgar", con tante parti che non si conoscono. Le eseguirò, e eseguirò "Fanciulla del West", nella versione del 1810, senza i tagli di Toscanini e le sue correzioni, accettate da Puccini per stima, o forse soggezione. Del resto lui arrivò all'ultimo, a New York, quando ormai la nuova opera era pronta per andare in scena." E ancora: " Di Manon Lescaut proporrò la prima versione, che solo a Torino si ascoltò. Molto difficile, dove Puccini presagisce Mahler e addirittura Edgar Varèse. E ancora la "Rondine", segnata da due versioni. Così come "Le Villi", in un atto, nella versione preparata per il Dal Verme."

Alla riscoperta monolitica di Puccini, Pereira incalza con richieste concrete: "Abbiamo bisogno di un maggior aiuto dai soci fondatori, da sponsor, da amici della Scala, che cercheremo in tutto il mondo. In Svizzera, ad esempio, in Germania, o in Cina, dove già sono pronti ad aiutare la "Turandot" di Chailly. Dobbiamo trovare più soldi. Saremo rigidi, i conti vanno controllati. Ma non voglio essere limitato nella necessità artistica. Non voglio fare una piccola Scala."

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