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Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2014 alle ore 08:30.
L'ultima modifica è del 14 marzo 2014 alle ore 10:51.

Un giovane atleta viene colto nel momento che precede il lancio del disco, dinamico e armonioso. E' "Discobolo", l'opera scelta per rappresentare la mostra: "La beauté du corps dans l'antiquité grecque" realizzata in collaborazione con il British Museum, a cura di Ian Jankis, Senior Curator del Dipartimento delle antichità greche e romane del British Museum di Londra, a Martigny, Svizzera. Gli antichi greci hanno raffigurato la vita e la morte, l'esistenza dell'uomo con svariate forme, situazioni. La loro idea di bellezza dei corpi è statica, i volti sono perfetti, gli sguardi lontani. Il percorso espositivo della mostra è diviso in sette temi per accompagnare il visitatore in un viaggio appassionato dove il corpo femminile, quello maschile, lo sport, la nascita, il matrimonio, la morte, l'amore e il desiderio sono documentati da importanti e significativi reperti archeologici.

Un omaggio al passato gallo-romano di Martigny la Romana, con le sue testimonianze: l'antico tempio dedicato a Mercurio, il toro tricorno, il museo gallo-romano. Per la prima volta l'antica capitale del Vallese romano ospita alcuni reperti straordinari in pietra, bronzo e marmo provenienti dal British Museum. Ecco il corpo femminile rappresentato da "Giovane donna che corre", bronzo, Grecia VI secolo a.C., una statuetta creata a Sparta, l'unica città greca dove anche le donne partecipavano ai giochi pubblici. L'incantevole "Terracotta" greca del 300-200 a.C., una figura femminile riccamente adornata come se andasse a una cerimonia religiosa, infatti era l'unica occasione data alle donne per abbellirsi.

Le statue femminili erano simbolo di fertilità, quelle maschili di vigore, forza, guerra, sport. Come il "Diadumemo de Vaison la Romaine" marmo del 50 d.C. attribuito allo scultore Policleto. Un giovane atleta ha partecipato ai Giochi Olimpici, il capo è cinto dalla benda della vittoria, il fisico è potente e muscoloso, il viso ha un'espressione assorta. Il corpo si trasforma in divinità con "Zeus" un bronzo del periodo romano, I-II secolo d.C., il re degli dei e dell'Olimpo dimostra tutta la sua maestosità: un fulmine in una mano e lo scettro, potenza assoluta sui comuni mortali e gli immortali del suoi regno. Su "Anfora a figure nere", Grecia intorno al 520 a.C., Dioniso- Bacco da un lato è dipinto mentre stringe un trancio di vite e una coppa colma di vino, dall'altro è su un cavallo mentre riporta con furia Efeso nell'Olimpo. E' Eros, figlio di Afrodite ad annunciare il desiderio e l'amore, in un marmo del IV secolo a.C., un ragazzo è pronto a far scoccare dal suo arco una freccia. La sensualità, il piacere lo ricorda una pezzo di Terracotta, II secolo a.C., raffigura un attore comico mentre imita un tenutario di bordello.

La beauté du corps dans l'antiquité grecque
A cura di Ian Jenkis, Senior Curator del Dipartimento delle antichità greche e romane del British Museum - Dal 28 febbraio al 9 giugno - Fondation Pierre Gianadda,
Rue du Forum, 59 Martigny (Svizzera)
Catalogo francese-inglese Fondation Pierre Gianadda editore
www.gianadda.ch

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