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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2014 alle ore 13:35.

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Che noia, il cosiddetto "romanzo americano", che fatica. Di solito funziona così: nei capitoli dispari, diciamo il primo, si presenta uno dei protagonisti; nei capitoli pari, diciamo il secondo, si presenta l'altro. Nel terzo i due si incontrano: dal quarto in poi si ricomincia con l'alternanza, con la vertiginosa novità, a volte, che al personaggio a cui, prima dell'incontro, appartenevano i capitoli dispari adesso sono assegnati quelli pari, e viceversa. Lo schema interno dei capitoli è quasi sempre lo stesso: si comincia con l'azione, con il "presente" della narrazione e poi, sempre, la storia ripiega su una parte più riflessiva, dove l'autore (sempre l'autore onnisciente, soltanto in terza persona), con toni vagamente elegiaci, informa i lettori circa il mondo interiore del personaggio – sempre legato a qualche ricordo, a qualche evento felice (i toni sono allora idilliaci) o infelice (qui toni cupi, ma non si svelano subito tutti i motivi dell'infelicità: l'infelicità è narrativamente molto preziosa e va svelata poco a poco).

Insomma, che noia, il cosiddetto "romanzo americano". Non fa eccezione, o quasi, uno degli ultimi arrivati: A Constellation of Vital Phenomena di Anthony Marra (La fragile costellazione della vita, Piemme, traduzione di Laura Prandino), e paragonato a García Márquez e al Tolstoj di Chadži-Murat, e anche – forse per via di quel titolo bizzarro – a Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer.

Ambientato in Cecenia nel periodo tra il 1994 e il 2004, ossia a cavallo tra le due guerre che hanno dilaniato il Paese, racconta la storia di Akhmed, improbabile medico con una moglie demente e un talento innato per la pittura (appende nel suo villaggio i ritratti dei deportati e degli uccisi dai russi) e di Havaa, una bambina di 8 anni il cui padre è stato appunto ucciso; Akhmed salva Havaa dal rogo della sua casa e la porta in ospedale, consegnandola a Sonja, un medico vero. I cinque giorni in cui si svolge la narrazione, continuamente interrotta da flashback e flashforward che ci informano sul passato e sui destini dei personaggi in un luogo dove la pace non è possibile, serviranno ai tre per mettersi in salvo e per scoprire, nell'orrore che li pervade, delle tracce residue di umanità.

È, come tradizione, un romanzo di padri e di figli, a volte non naturali, arricchito da continue invenzioni e intuizioni à la Safran Foer: bombe inesplose abbandonate per strada e ricoperte di tazze del wc, soldati russi che obbligano i prigionieri ad allacciarsi le cinture di sicurezza mentre viaggiano verso il luogo della loro esecuzione, clown nascosti in cantina a piangere mentre, fuori, va in scena un attacco aereo. È un romanzo di atrocità commesse con leggerezza: le pagine dedicate alle torture subite dai ceceni non lasciano scampo, così come le scene ambientate nella discarica: i prigionieri vi vengono gettati e lasciati a ricoprirsi di neve; lì, incidono con le unghie i propri nomi sulle pareti della fossa. Quando uno di loro viene chiamato per andare incontro al proprio destino gli altri, improvvisando una sorta di rito funebre, ne cancellano il nome con l'argilla.

C'è insomma, in A Constellation of Vital Phenomena, un clima a volte surreale, da realismo magico: Marra usa l'immaginazione, in parte, per coprire l'orrore e renderlo letterario. Il risultato è un libro duro eppure non triste, ricco di trovate e bizzarrie che hanno fatto scrivere a qualche critico americano che, tutto sommato, si tratta di un libro ottimista. Ma cos'è la costellazione di fenomeni vitali da cui il titolo? È la definizione di "vita" secondo un manuale di medicina trovato nell'ospedale di Sonja; organizzazione, irritabilità, movimento, crescita, riproduzione e adattamento: sono questi i fenomeni che compongono l'esistenza e sono queste le linee guida che Marra ha scelto per raccontare la sua storia.

Durante i cinque giorni del plot, i lettori sono invitati ad andare avanti e indietro nel tempo e nella vita dei personaggi: scopriamo così che Sonja è tornata in Cecenia dall'Inghilterra in seguito alla scomparsa della sorella, che la moglie di Akhmed si è ammalata in seguito a un rastrellamento o che l'ambiguo Ramzan è diventato un informatore dei russi in seguito a una castrazione subita durante la prima guerra e che, a sua volta, diventerà demente. Ma, e qui sta il problema, tutto ciò che scopriamo ci viene raccontato secondo uno schema da scuola di scrittura: tutto torna, tutto è precisamente incasellato nella linea del tempo e risponde, narrativamente, a una struttura prefissata (presente-flashback-presente-flashforward) che rende ogni guizzo, ogni invenzione prevedibile e attesa e instilla nel lettore, dopo alcuni capitoli, il sospetto di sapere che cosa succederà o almeno che, dato l'evento x, dovrà per forza accadere l'evento x1.

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