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Questo articolo è stato pubblicato il 24 maggio 2014 alle ore 09:34.

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L'informazione era di dominio pubblico eppure non ne avevo mai sentito parlare da nessuno, nemmeno dai più eruditi delilliani nel giro delle mie amicizie. L'ho scoperto leggendo per caso sulla Los Angeles Review of Books uno speciale sui libri dedicati agli sport invernali, dove veniva citato Amazons, «memoir intimo della prima giocatrice donna della Nhl (National hockey league)», uscito nel 1980 e scritto notoriamente da Don DeLillo in collaborazione con la vecchia collega di pubblicità Sue Buck (destinataria anche di una dedica su Rumore bianco), anche se firmato con lo pseudonimo Cleo Birdwell, che si lasciava supporre al lettore ingenuo fosse la bonazza bionda in shorts e pattini che appariva in quarta di copertina. Nessuna giocatrice di sesso femminile fino a quel momento aveva mai giocato nella Nhl, qualcuno però sembrava esserci cascato. In un pezzo uscito nel 2008 su Bookforum, Gerald Howard, vecchio editor del maestro, lo dice apertamente, informandoci che si tratta del suo libro di gran lunga più venduto (17mila copie) prima della consacrazione avvenuta con l'assegnazione del National Book Award a Rumore bianco (1985), aggiungendo che l'autore si è sempre opposto a una sua ripubblicazione, di fatto disconoscendolo. Questo è anche il motivo per cui è difficile trovare una copia usata di Amazons a meno di 100 dollari.

Da qualche tempo non mi annovero tra i suoi fan più accaniti – da quando ha iniziato a inanellare quella serie di romanzi non troppo riusciti e un po' troppo politico-profetici – e tuttavia per dovere di completismo, negli stessi giorni della scoperta di Amazons ero pronto ad accaparrarmi End Zone (Einaudi) l'ultimo libro di DeLillo fino al maggio 2014 a non essere ancora tradotto in Italiano, il suo secondo per l'esattezza, tenuto così a lungo nei cassetti di via Biancamano a causa dell'argomento esotico (il football americano) e per il suo elevato grado di tecnicismi sportivi. Anche perché credevo che End Zone fosse l'ultimo tassello mancante. E invece era il penultimo. Il completismo premeva alle porte ma non volevo spendere 100 dollari. Per fortuna esiste una piattaforma tanto losca quanto enciclopedica che risponde al nome di Open Library.

Ora immaginate un DeLillo divertente e vaudeville, immaginatelo senza terroristi e con moltissime scene di sesso (pensate a un impareggiabile ed estenuante siparietto in cui Cleo tenta di ovviare all'impotenza di uno dei suoi moltissimi amanti facendosi rivestire da capo a piedi); mantenete la sua capacità di catturare l'epoca, quella capacità di rappresentare attraverso luoghi simbolici (per esempio gli alberghi e gli aeroporti che in Amazons abbondano) un presente che pende sempre un po' verso il futuro; naturalmente conservate l'ossessione per sport e tv come caposaldi eccitanti e perversi della società dello spettacolo; metteteci anche Murray Jay Suskind, qui geniale giornalista sportivo, che apparirà cinque anni più tardi come accademico apocalittico in Rumore bianco, e le massime new age vergate dal finto scrittore Wadi Assad, che fa pensare a un Paulo Coelho ante-litteram. Avrete Amazons, un DeLillo impuro che tenta un'operazione commerciale fingendosi una giocatrice di hockey 23enne e finisce per scrivere il suo libro più leggero, ma anche il più bizzarro e libero.

In un'intervista lo scrittore ha detto di considerare il suo primo romanzo, Americana, un lavoro pieno di problemi, che oggi correrebbe il rischio di non essere pubblicato. Eppure il sicuramente molto più riuscito Amazons è motivo di vergogna, mentre Americana no. Potrebbe essere, mi chiedo, che il disconoscimento sia legato al peccato originale che ha generato il finto memoir? Non riesco a togliermi dalla testa l'immagine un po' caricaturale del grande cesellatore di prosa interprete della paranoia collettiva arrivato al sesto libro fondamentalmente insoddisfatto e anche forse un po' bisognoso di soldi (solo nel 1979, anno in cui sta già scrivendo con lo pseudonimo di Cleo Birdwell, ottenne la prestigiosa e ricca Fellowship della Fondazione Guggenheim). Allora, sentendosi incompreso (tipica fase di chi diventerà un maestro) pensa, sempre nella mia ipotesi, a un'operazione di editoria rapinosa, che riesce fino a un certo punto. Perché in fondo un grande scrittore non può fare finta di non esserlo. Diciamo pure che mi diverto a umanizzare il mito. E che DeLillo mi sembra uno tra i più seriosi scrittori in circolazione. E che, all'opposto dei romantici, ritengo che le necessità materiali, oltre a quelle spirituali, siano colonne portanti della letteratura.

Nelle prime pagine di End Zone, il protagonista Gary Harkness dichiara: «Senza il football la mia vita non aveva senso». Nelle prime pagine di Amazons, la protagonista Cleo Birdwell dichiara: «Volevo solo giocare a hockey». L'esercizio perfido è provare a immaginare lo sport come metafora della scrittura. E quindi: «Senza i libri la mia vita non aveva senso», oppure: «Volevo solo scrivere un libro». La differenza è sottile ma rivelatoria. E misura forse la distanza tra dover essere ed essere. Un giocatore di football già fallito nonostante la giovane età, in uno sperduto college nel deserto texano, attende la fine del mondo. Una giocatrice di hockey nella vibrante New York di fine anni Settanta va a letto con tutti gli uomini che incontra.

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