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Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2014 alle ore 10:34.

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Jacopo Ligozzi. Adorazione dei Magi, 1597. Olio su tela. Firenze, Galleria PalatinaJacopo Ligozzi. Adorazione dei Magi, 1597. Olio su tela. Firenze, Galleria Palatina

Sono un tripudio per gli occhi le sue celeberrime tavole naturalistiche, ma del multiforme ingegno di Jacopo Ligozzi fino a ora si era avuto solo saggio parziale. Almeno fra i non specialisti. Colma la lacuna la mostra fiorentina, in corso alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti fino al prossimo 28 settembre. «Jacopo Ligozzi "pittore universalissimo"» espone un centinaio di opere, di cui alcune frutto di prestiti coi più prestigiosi musei del mondo, dal Metropolitan di New York, al British Museum di Londra, l'Albertina di Vienna e il Louvre. E mai quell'accezione di universalità fu più calzante.

Ce lo dimostra questa che è la prima monografica dedicata a una personalità che risulta ignorata dal grande pubblico, una mostra che non potrà certo annoverarsi fra quelle di 'cassetta' ma di cui dovremo essere grati al Polo Fiorentino. Perché Ligozzi si dimostra un talento di inesausta creatività a tutto tondo. Una vicenda artistica lunga e complessa la sua, fortunatamente documentata quasi integralmente (e un pregevole regesto documentario arricchisce il bel catalogo edito da Sillabe, davvero un punto fermo per gli studi sull'artista). Nato a Verona verso il 1549, Ligozzi era figlio del pittore Giovanni Ermanno. La famiglia discendeva da una stirpe di ricamatori di origine milanese e i primi anni della sua attività furono fra Trento, Verona e Venezia. La sua presenza a Firenze, presso il granduca Francesco I, è documentata già dal 1575 e Firenze sarà la sua patria fino alla morte nel 1627.

Il rutilante talento dell'artista, che davvero si espande negli ambiti più diversi, ha saggiamente consigliato un ordinamento di genere tematico delle opere in esposizione. Così se chi ancora non li conoscesse sgranerà inevitabilmente gli occhi di fronte alle sue illustrazioni naturalistiche, la sorpresa per la varietà e il livello della sua espressione non risparmierà nemmeno chi già sapeva di che pasta era fatto. Una bella sorpresa come ormai raramente rassegne che espongono da una sede all'altra più o meno le stesse opere (quelle che si suppone attirino più visitatori, che forse prima o poi si stancheranno di inseguire su e giù per lo Stivale gli stessi, se pur bellissimi, manufatti) permette di ammirare il suo talento di decoratore, di ritrattista, di inventore di artifici e di allegorie. Oltre che la sua intensa produzione quale pittore devozionale. Per tacere di quella incredibile serie di arredi in mosaico di pietre dure di cui fornì i modelli, valgono da soli la visita.

Jacopo Ligozzi "pittore universalissimo"
Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina, fino al 28 settembre 2014

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