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Questo articolo è stato pubblicato il 17 giugno 2014 alle ore 09:16.

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Daniel Libeskind è nato a Łódź nel 1946: i genitori, ebrei polacchi, sopravvissero all'Olocausto. Come archistar, fa parte dell'immaginario contemporaneo grazie al Museo ebraico di Berlino e il progetto del rinnovato World Trade Center, che poi però nei fatti ha conservato, del progetto di Libeskind, solamente l'idea simbolica di fare una torre di 1.776 piedi, a ricordare l'anno della Dichiarazione d'indipendenza. La torre in via di completamento sopra Ground Zero non è lo snello grattacielo curvo progettato da Libeskind, ma qualcosa di più standard e più corposo, per aumentare la metratura. So che ne avrei dovuto parlare in questa intervista, ma a fronte di questi drammatici confronti con il passato recente e meno recente di Undici settembre e Olocausto (i due temi forti dei due primi libri di Jonathan Safran Foer, mi viene da dire), ciò di cui voglio parlare nei venti minuti concessi su Skype, prima che lui venga in Italia al festival Le Conversazioni di Capri, è un suo progetto di grattacieli e case basse a Singapore: un assurdo sfondo da fantascienza, una serie di grattacieli curvi vicini tra loro come pinguini in letargo, piantati fra parco tropicale e mare.

INTERVISTATORE
Vorrei cominciare da Reflections at Keppel Bay (1), che ho visto quest'inverno. Stavo camminando sulle Henderson Waves (2) nel Southern Ridges e a un certo punto di colpo vedo questa cosa folle all'orizzonte sulla destra. E a me e alla mia fidanzata sono venute le vertigini perché sembrava, boh, una cosa di effetti speciali, Computer Generated Imagery. Allora abbiamo fatto un sacco di foto, di video, avevamo le vertigini perché il ponte pedonale era altissimo. Insomma, vorrei parlare un po' di che cos'è una città, dell'utopia, e volevo cominciare da qui perché Singapore è una città impressionante. Insomma, qual era il progetto, qual era il suo obiettivo?

LIBESKIND
Il progetto… Be', Singapore è una piccola città Stato in via di sviluppo e le case costano molto, per cui ho pensato a questa cosa: come si può dare unicità a ogni persona che vivrà qui? E poi ho inventato una cosa che non è mai stata fatta e che forse non sarà mai ripetuta, ossia delle torri, dei grattacieli, che sono doppiamente curvi: non sono curvi su un lato solo, è l'intero spazio a essere curvo, doppiamente curvo, il che significa che tutti coloro che vivono in quelle torri hanno una posizione diversa nello spazio, letteralmente, sembra una specie di mondo galleggiante, infatti hai detto che ti è sembrato di sognare. E sono anche riuscito a fare dei palazzi più bassi ad alta densità e ho potuto lasciare libero molto spazio, sai, per farci un'area pedonale, per le strutture ricreative, per gli spazi verdi. La sfida è stata come costruire palazzi ad alta densità. In un certo senso è una soluzione del tutto unica, e ovviamente, visto che è una zona tropicale, ci sono i giardini in cima alle torri, i giardini e i ponti e le strutture ricreative, e molto spazio. E comunque, in una città in cui ci sono molti grandi artisti dell'architettura, è diventato il progetto immobiliare più redditizio.

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