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Pirelli rilancia sulla Turchia Nuovo impianto per la F1

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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2010 alle ore 08:01.


ISTANBUL. Dal nostro inviato
Il nuovo piano triennale di Pirelli sarà presentato il 4 novembre. Ma non prevederà acquisizioni, «perché non vediamo opportunità né abbiamo interesse», ha spiegato il presidente Marco Tronchetti Provera a Izmit, alle porte di Istambul, in occasione del 50° compleanno della presenza del gruppo in Turchia. La filosofia del piano – ha ribadito Tronchetti – resta quella dello sviluppo industriale nelle aree di crescita del mondo, mantenendo «testa e cuore in Italia». Un connubio possibile visto che il gruppo giò oggi origina il 90% dei ricavi all'estero. Ma mentre annuncia che la produzione delle gomme per la Formula 1 sarà concentrata nello stabilimento di Izmit – con 8 milioni di prezzi prodotti all'anno il più grande di tutto il gruppo – Pirelli spiega che «modellistiche di simulazione, mescole e strutture saranno messe a punto dalla ricerca e sviluppo» della quartier generale della Bicocca.
Contemporaneamente, Pirelli sta portando avanti la conversione dello stabilimento di Settimo torinese nell'impianto robotizzato più avanzato, sotto il profilo tecnologico, dell'intero gruppo, con un investimento iniziale di 150 milioni, in parte già spesi. Il polo di Settimo, che sarà inaugurato la prossima primavera, darà comunque lavoro a 1500 persone. «Questo dimostra che si può fare impresa anche in Italia», ha sottolineato Tronchetti.
Ma per tornare alla Turchia, la previsione per quest'anno è di aumentare i ricavi a 500 milioni, con un incremento di oltre il 25% sul 2009. Pirelli, che nel polo di Izmit ha investito 140 milioni negli ultimi dieci anni, investirà nel 2011 altri 30 milioni a supporto della strategia di espansione in Turchia e nei vicini mercati emergenti. Il ministro dell'Industria e del Commercio, Nihat Ergün, che ha presenziato all'inaugurazione della divisione per la Formula 1, ha osservato che la presenza di Pirelli nel paese è funzionale anche ad «attrarre nuovi investimenti». «Quella di Pirelli è la prima fabbrica di pneumatici in Turchia – ha sottolineato il ministro – ed è di conseguenza molto importante per mostrare la forza della nostra industria. La Turchia eccelle infatti nell'automotive che è una delle delle locomotrici dell'economia: trascina anche l'acciaio, la gomma e, insieme con l'indotto, crea occupazione». Il ministro ha ricordato che il paese sta iniziando a crescere a ritmi importanti (Pil a due cifre negli ultimi trimestri) e che inoltre, per incentivare gli investimenti dall'estero, Ankara ha varato un pacchetto di agevolazioni che spaziano dal fronte del mercato del lavoro a quello del credito.

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Tags Correlati: Formula 1 | Fusioni e Acquisizioni | Marco Tronchetti Provera | Medio Oriente | Pirelli | Settimo

 

Se la crescita della Turchia, per quanto riguarda Pirelli, è sopra la media, per l'intero gruppo dei pneumatici quest'anno è previsto un incremento del fatturato «forse anche superiore all'obiettivo del 15%», ha detto Tronchetti. «La previsione è che prosegua la crescita globale anche nel 2011, in particolare nei paesi dell'America latina e del Medio oriente». «È aumentato il contenuto tecnologico del nostro business – ha osservato Tronchetti – e soprattutto è aumentata la domanda di qualità con i molti paesi nei quali si è affacciato il benessere».
Così si spiega la scelta di puntare su aree in decollo come la Russia, dove entro la fine dell'anno sarà iniziata la costruzione del primo stabilimento Pirelli. E quello di rafforzare la produzione in altri paesi «dove siamo già presenti» come appunto la Turchia e, ha precisato Tronchetti, l'Egitto.
Con la concentrazione della produzione a Izmit, il ritorno in Formula 1, dopo vent'anni d'assenza, avverrà tra l'altro a «costo zero», dal momento che non solo i team, contrariamente al passato, pagheranno per la fornitura di gomme e la logistica, ma inoltre Pirelli ridisegnerà l'impegno nelle gare a cui già partecipava per far spazio alla Formula 1, «senza che ciò comporti un maggior onere sul fronte degli investimenti».
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