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Questo articolo è stato pubblicato il 19 ottobre 2010 alle ore 09:10.
LUGANO - Avanzano ancora i negoziati tra Svizzera e Germania, per un nuovo accordo in campo fiscale. Voci raccolte da organi di stampa dei due Paesi indicano che l'intesa è vicina e che si potrebbe arrivare alla firma di una lettera di intenti entro fine mese o comunque nell'arco di poche settimane.
Voci in questo senso vi erano già state all'inizio di questo mese (si veda «Il Sole 24 Ore» del 2 ottobre) ed ora le indiscrezioni aumentano.
Secondo fonti vicine ai negoziati, l'intesa andrebbe oltre la semplice firma di un nuovo accordo contro la doppia imposizione, del tipo di quelli già siglati dalla Svizzera con altri Paesi, tra cui Francia e Gran Bretagna. In questo tipo di accordi Berna ha fissato la sua maggiore collaborazione nella lotta all'evasione fiscale, sulla base dell'adesione agli standard Ocse, pur mantenendo il suo segreto bancario, inteso come tutela della privacy.
Con Berlino, l'intesa prevederebbe anche un ulteriore stadio e cioè l'apertura della via di una nuova imposta anonima liberatoria per i non residenti – in questo caso tedeschi – che hanno patrimoni in Svizzera. Si tratterebbe di una imposta diversa dalla attuale euroritenuta, che tocca già tutti i cittadini Ue, sempre non residenti nella Confederazione, che hanno fondi in Svizzera. La diversità sarebbe nella aliquota, allineata a quella dei vari Paesi che sottoscrivono (in questo caso la Germania) e, soprattutto, nelle estensione della imposta a tutti i redditi finanziari (non solo al reddito fisso). Berna otterrebbe in cambio, oltre al mantenimento del segreto bancario, il libero accesso al settore dei servizi finanziari in Germania. Lo schema sarebbe quello del piano Rubik delle banche elvetiche.
La stampa tedesca parla di centinaia di miliardi di euro depositati in Svizzera da cittadini tedeschi e di decine di miliardi di euro derivanti dalla nuova imposta a livello annuale.
Intanto, mentre proseguono i negoziati tra Berna e Berlino, c'è da registrare l'acquisto da parte del Land del Nord Reno Westfalia di dati sottratti ad una banca elvetica (si tratterebbe della Julius Bär). I magistrati avrebbero autorizzato il pagamento di 1,5 milioni di euro per questi dati, che riguarderebbero circa 200 clienti tedeschi. Lo stesso Land aveva già acquistato in passato dati bancari.







