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Questo articolo è stato pubblicato il 11 novembre 2010 alle ore 06:41.
MILANO
Miglioramento del risultato di negoziazione, anche se inferiore alle attese degli analisti, con utili da finanza di 381 milioni (dai 58 del trimestre precedente), e ulteriore riduzione del costo del credito, con rettifiche nette su crediti in calo a 1.634 milioni (dai 1.716 milioni del secondo trimestre 2010 e dai 2.164 milioni del terzo trimestre 2009). Considerata la sostanziale stabilità di tutte le altre poste reddituali, è da queste due grandezze che deriva l'utile netto di 334 milioni del gruppo UniCredit nel terzo trimestre del 2010. L'ultimo della gestione dell'ex ceo Alessandro Profumo. Il primo commentato con gli analisti dal neo amministratore delegato Federico Ghizzoni, che il board presieduto da Dieter Rampl proprio due giorni fa ha nominato anche direttore generale della capogruppo. E Ghizzoni non si è sottratto alle domande degli investitori, cui ha delineato per la prima volta la "sua" idea della nuova UniCredit che sarà codificata nel nuovo piano industriale in via di eleborazione. Piano che, in alcune linee guida, è già stato accennato ieri al mercato. L'allocazione del capitale resterà stabile sul retail, ha spiegato Ghizzoni, mentre sarà ridotta sul corporate & investment banking (Cib) e aumentata per lo sviluppo delle banche del Centro Est Europa, dove «non sono contrario all'idea di scambio di asset con altre banche, anche se per il momento non vedo opportunità di rilievo». Chiarendo, però, che la diversa allocazione del capitale non comporterà un ridimensionamento del Cib che «resta strategico», anche perchè è da quest'area che arrivano tuttora profitti di rilievo (748 milioni l'utile lordo nel terzo trimestre, contro i 173 del retail e i 366 del Centro Est Europa). Ghizzoni ha voluto anche fugare ogni dubbio su possibili riposizionamenti geografici del gruppo. «Vogliamo restare in Germania, non c'è nessuna intenzione di disinvestire perchè sarebbe illogico lasciare una delle economie più forti d'Europa».
Sul versante delle operazioni straordinarie, l'unico dossier aperto resta quello di cessione o aggregazione di Pioneer nell'asset management. Il processo «è in corso, così come già definito e annunciato da Profumo – ha detto Ghizzoni – abbiamo ricevuto alcune offerte e le stiamo valutando per vedere se sono all'altezza delle nostre aspettative, ma è difficile dire quali saranno i tempi per chiudere».