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Tremonti e Juncker: e-bond per affermare l'irreversibilità dell'euro

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Questo articolo è stato pubblicato il 06 dicembre 2010 alle ore 11:14.

Bond europei per porre fine alla crisi: è la proposta lanciata oggi sul Financial Times dal ministro delle Finanze italiano Giulio Tremonti e dal premier e ministro del Tesoro lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo. Tremonti e Juncker auspicano l'emissione di obbligazioni sovrane europee, battezzate e-bond, per affermare "l'irreversibilità dell'euro".

Gli e-bond dovrebbero essere emessi da un'Agenzia europea del debito (Eda), che dovrebbe prendere il posto dell'attuale fondo di salvataggio (European Financial Stability Facility). Per Tremonti e Juncker è essenziale agire rapidamente: il Consiglio europeo "potrebbe muoversi già questo mese per creare questa agenzia", con il mandato di «raggiungere gradualmente un ammontare di emissioni equivalente al 40% del prodotto interno lordo dell'Unione europea e di ciascun Stato membro».

"L'Europa – spiegano - deve formulare una risposta forte e sistemica alla crisi, per mandare un chiaro messaggio ai mercati globali e ai cittadini europei del nostro impegno politico per l'unione economica e monetaria e per l'irreversibilità dell'euro". Ma, in una video intervista pubblicata sul sito Internet del Financial Times, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, frena: delle obbligazioni garantite congiuntamente dagli europei, a suo parere, non sono una buona soluzione perché richiederebbero "modifiche fondamentali" dei Trattati europei.

Per Tremonti e Juncker, l'obiettivo è far diventare gli e-bond "il più importante mercato dei bond in Europa", raggiungendo progressivamente una liquidità comparabile ai titoli del Tesoro Usa. Affinché ciò avvenga, bisogna fare due ulteriori passi. "Primo, l'Eda dovrebbe finanziare fino al 50% delle emissioni degli Stati membri Ue, per creare un mercato spesso e liquido". In circostanze eccezionali, per gli Stati il cui accesso ai mercati del debito è compromesso, fino al 100% potrebbe essere finanziato in questo modo. "Secondo, l'Eda dovrebbe offrire il cambio tra gli e-bond e i bond nazionali esistenti".

Il tasso di conversione sarebbe alla pari, ma il cambio avverrebbe con un'opzione di sconto, con uno sconto maggiore per i bond sotto pressione. "Conoscendo in anticipo l'evoluzione di questi spread, gli Stati membri avrebbero un forte incentivo a ridurre i loro deficit". Gli e-bond fermerebbero lo scompiglio sui mercati dei bond sovrani e le conseguenze negative nei mercati nazionali.

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Tags Correlati: Bce | Capitale sociale | Consiglio Europeo | Europa | Europea del debito | Giulio Tremonti | Jean-Claude Juncker | Stati Membri | Wolfgang Schäuble

 

Un nuovo mercato – secondo Tremonti e Juncker - assicurerebbe che i possessori privati di bond si assumano il rischio e la responsabilità delle loro decisioni d'investimento. La proposta degli e-bond, a loro parere, completa le recenti decisioni miranti a fornire chiarezza su un meccanismo permanente per affrontare la ristrutturazione del debito. "Contribuirebbe a ridare fiducia, permettendo ai mercati di esporre le perdite e assicurando disciplina di mercato". Questo anche grazie al fatto di autorizzare gli investitori a scambiare i bond nazionali con gli e-bond, che potrebbero godere di uno status superiore come collaterale per la Bce.

Un mercato degli e-bond, "aiuterebbe gli Stati membri in difficoltà, senza condurre al moral hazard" (la mancanza di incentivi a difendersi da un rischio quando si è protetti). "I governi avrebbero accesso a risorse sufficienti, al tasso di interesse Eda, per consolidare le finanze pubbliche senza essere esposti ad attacchi speculativi di breve termine".

Ne seguirebbe, in prospettiva, un mercato liquido globale per i bond europei. Questo "non solo isolerebbe i paesi dalla speculazione ma aiuterebbe anche a mantenere il capitale esistente e ad attrarre nuovi flussi in Europa". Inoltre, promuoverebbe l'integrazione dei mercati finanziari europei, favorendo gli investimenti e contribuendo alla crescita.

Tremonti e Juncker considerano la loro proposta come una risposta "forte, credibile e tempestiva" alla crisi del debito sovrano. La proposta, a loro parere, darebbe all'Ue un quadro non solo per affrontare la risoluzione delle crisi, ma anche per prevenire future crisi, incoraggiando la disciplina di bilancio, sostenendo la crescita economica e rafforzando l'integrazione europea.

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