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Iran contro l’accordo di Doha sul petrolio: finite le sanzioni,…

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oggi il vertice di teheran

Petrolio, l’Iran appoggia l’accordo di Doha ma non prende impegni

Da Doha, capitale del Qatar, una delle roccaforti dell'Islam sunnita nella sua versione più rigida, a Teheran, roccaforte dell'Islam sciita, ci vogliono solo due ore di volo. Dopo l'incontro a porte chiuse di ieri in Qatar, dove i ministri del petrolio di Arabia Saudita, Russia, Qatar e Venezuela, hanno annunciato di voler congelare la produzione petrolifera ai livelli – peraltro molto alti – di gennaio – al fine di frenare la caduta delle quotazioni petrolifere, questa mattina a Teheran si sono incontrati il ministro iraniano del petrolio, quello iracheno insieme al venezuelano e al ministro del Qatar, che ricopre anche la carica di presidente dell'Opec.

Ma per fare cosa? La posizione iraniana è risaputa. Strozzata per anni da un embargo petrolifero internazionale, che ha mutilato le sue esportazioni portandole, nei momenti peggiori, a 700mila barili al giorno rispetto a 2,5 milioni di barili al giorno dei livelli pre-sanzioni, la Repubblica Islamica non ne vuole proprio sapere di congelamento. Tuttavia al termine del vertice il ministro del Petrolio iraniano Bijan Zangeneh ha detto che il suo Paese «appoggia qualsiasi mossa per stabilizzare il mercato internazionale del greggio» e per migliorarne il prezzo. Sono bastate queste parole per far balzare il prezzo del barile. Zanganeh in realtà non svela come si comporterà l'Iran rispetto all'accordo preso ieri a Doha, ovvero non promette sacrifici di Teheran. Ma le sue parole, concilianti, aprono comunque uno spiraglio .

L'Iran ha sempre detto che continuerà ad aumentare la produzione fino a quando non tornerà sui livelli antecedenti alle sanzioni, ha chiarito il rappresentante iraniano all'Opec, Mahdi Asal. In gennaio Teheran ha prodotto 2,9 milioni di barili al giorno (mbg). Prima delle sanzioni, nel 2010, ne produceva 3,9 mbg. Manca dunque all'appello un milione di barili al giorno. Una quantità che rischia non solo di vanificare il già debole accordo di ieri, ma che rischia addirittura di far lievitare l'attuale eccesso produttivo mondiale, stimato in 2 mbg, ritenuto - a ragione - la causa principale del tracollo dei prezzi (precipitati dai 115 dollari al barile del giugno 2014 a meno di 30 dollari).
A tagliare la produzione dovrebbero essere l'Arabia Saudita e gli altri Paesi per far risalire il prezzo del greggio, ha precisato il rappresentante iraniano all'Opec.
L'Arabia Saudita, appunto. La sua assenza al vertice di oggi pesa come un macigno. Ma non sorprende. Riad e Teheran, rispettivamente la potenza del mondo sunnita e quella del mondo sciita, non sono mai state così ai ferri corti. I due membri dell'Opec si fronteggiano in diversi teatri di guerra, dalla Siria allo Yemen, e di recente le relazioni sono degenerate a tal punto da far temere un confronto militare.
Non sorprende pure la posizione dell'Iraq. Baghdad sarebbe pronta a congelare la sua produzione ai livelli di gennaio. D'altronde proprio in gennaio la produzione irachena ha toccato i 4,37 milioni di barili al giorno, un livello che non si vedeva da decenni. Se consideriamo che all'inizio del 2010 ne estraeva 2,4 mbg, si comprende la disponibilità di Baghdad ad adeguarsi al congelamento. Va ribadito che Russia e Arabia Saudita sono peraltro disposti a congelare la produzione se i maggiori esportatori mondiali faranno altrettanto. E non è scontato.

Incuriosisce anche l'assenza della Russia al vertice di oggi. Ancor di più la risposta di Dmitri Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin. Il Cremlino si dice “non a conoscenza” di possibili negoziazioni in corso tra la Russia, l'Iran, l'Iraq e altri produttori-chiave di idrocarburi per raggiungere un accordo sul congelamento della produzione del petrolio sul modello dell'intesa raggiunta nei giorni scorsi con Arabia Saudita, Qatar e Venezuela.
Il Qatar e il Venezuela hanno le armi spuntate. Caracas, pur disponendo delle maggiori riserve mondiali di greggio (se si includono le sabbie bituminose), sta producendo parecchio meno di quanto dovrebbe perché non è in grado di aggiungere una goccia di petrolio a causa delle difficoltà economiche che hanno frenato il riammodernamento della sua industria petrolifera. Il Qatar, che ora punta molto sul gas, ha una produzione petrolifera insignificante.
Come finirà? Corre voce che all'Iran verranno concessi dall'Opec delle speciali condizioni in modo da permettergli di riprendersi dal periodo delle sanzioni. Ma a questo punto, ammesso e non concesso che gli altri produttori si adeguino, l'accordo di congelare la produzione sembra un'arma spuntata, una decisione ininfluente sui mercati. Servirà ben altro per riportare il barile su valori più desiderabili per i produttori.

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