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Si scrive poké, si pronuncia poh-kay, ed è il nuovo must…

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Si scrive pokÚ, si pronuncia poh-kay, ed Ŕ il nuovo must per il pesce crudo

Probabilmente non soppianterÓ il sushi, ormai radicato nelle abitudini culinarie degli italiani (tanto da essere disponibile nei supermercati) ma il pokÚ ha le carte in regole per trovare spazio nel cuore di chi ama la cucina etnica. Il piatto arriva dalle Hawaii, si pronuncia poh-kay e significa ‘tagliato a tocchi’. Infatti, il pesce crudo Ŕ senza lische e fatto a quadrotti, non a fettine. Tradizionalmente di piovra o di tonno, nasce come piatto povero dei pescatori e quindi nella ciotola ci finiva un po’ quello che c’era. Il concetto non Ŕ molto lontano da quello della zuppa di pesce, diffusa in molte varianti, sulle rive del Mediterraneo. Il pokÚ viene considerato per˛ un antipasto ‘ricco’ oppure un piatto unico veloce, tanto che alle Hawaii si trova ovunque, nei supermarket e perfino nella parte food dei distributori di benzina.

Ricette fantasiose da Londra a Los Angeles

Il segreto del successo? Il pokÚ Ŕ fantasia. Il pesce viene condito con avocado, cavoli, pomodori freschi, germogli di soia, sesamo, lattuga di mare, peperoncino, noci di macadamia, mango, zenzero o coriandolo. E poi sale marino, aglio verde, cipollotti e lime. Accompagnato da riso e/o insalata, si serve direttamente in insalatiere e coppette monoporzione. E ci siamo limitati alla classicitÓ, visto che a New York (richiestissimo per la pausa pranzo) come a Londra – dove giÓ sono attive catene di take away specializzate come www.eatpoke.co.uk) – gli chef si cimentano senza limiti sul tema. Mentre a Los Angeles, metropoli che giÓ ha ispirato un filone originale di cucina giappo-californiana, prospera la versione Californian PokÚ, con ingredienti pi¨ West Coast. Comunque sia, su Pinterest, Instagram e Twitter ci si sbizzarrisce con le foto e le ricette delle versioni pi¨ fantasiose.

Detto che su Business Insider Ŕ stato definito “un cibo salutare, altamente personalizzabile e veramente bello da vedere”, nel nostro Paese il pokÚ non poteva che sbarcare a Milano, capitale delle tendenze e della cucina etnica. E volendo del pesce crudo, visto che alla tradizione italiana nei migliori ristoranti (pensiamo solo alla Langosteria), all’onnipresente sushi e all’emergente ceviche, si affianca ora pure questa specialitÓ. Sicuramente soggetta a contaminazioni come quella fatta al TOM (via della Chiusa) che ha un giovane chef quale Charlie Pearce, con la ‘mano’ californiana.

Gli indirizzi milanesi

Il suo Ahi PokÚ Ŕ una tartare di tonno a pinna gialla con olio e semi di sesamo, nocciole tostate made in Italy, crema di avocado dal sapore messicano e influenza asiatica del wonton fritto. Al The Botanical Club, nuovissimo ed elegante locale in via Tortona 33, ce ne sono ben tre in carta: tonno pinna gialla, inamona (mix di noci tritate e tostate), alghe e sesamo; salmone, teriyaki, ishikura (cipollotto giapponese), noci di macadamia e papaya; vegetale con avocado, barbabietole, pak choy, olio al tŔ matcha. Tutti da provare, meglio con un accompagnamento di un cocktail. E poi lo ripetiamo siamo solo all’inizio del fenomeno pokÚ.

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