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chiusa la convention repubblicana di cleveland

Trump, il giorno della nomination: «Legge e ordine per l’America»

CLEVELAND - «Accetto umilmente la vostra nomination per la Casa Bianca del 2016». Con queste parole e con un discorso di un'ora e sedici minuti, che ha promesso di riportare ordine e rispetto della legge in America, Donald Trump ha chiuso ieri notte a Cleveland una convention repubblicana decisamente storica. Il candidato repubblicano ha parlato davanti a un pubblico di almeno 20mila persone nell'Arena e di altri 35-40 milioni collegati in diretta televisiva.

È stato un evento storico per la sua vittoria, quella di un outsider che aveva l'1% di probabilità di farcela alla partenza delle primarie, per la confusione generata nei primi mesi all'interno dell'establishment e della leadership del partito repubblicano, per la denuncia aperta e diretta della correttezza politica, per la sfida anticonformista, per il discorso di Peter Thiel, il fondatore di PayPal, la prima volta che una convention repubblicana ha sul podio uno speaker gay, che ha dichiarato apertamente di esserlo.

Nonostante tutto dunque, nonostante il “tradimento” di Ted Cruz, nonostante il “plagio” di Melania del primo giorno, la mancanza di un programma coerente e interessante, con molti spalti vuoti nel corso di questa maratona di quattro giorni, il trionfo c’è stato: le urla, le acclamazioni, gli slogan per Donald Trump, per il suo messaggio semplice, sempre diretto alla pancia del Paese e per una volta molto informato, denso di dettagli e tecnicismi. Ha colpito nel segno, soprattutto quando ha rassicurato (e galvanizzato) la pancia del partito repubblicano promettendo nomine di conservatori alla Antonin Scalia alla Corte suprema. E giù applausi.

Ha parlato della criminalità in America e del degrado sociale, dei disoccupati e del reddito in caduta verticale in termini reale. Ha poi elencato i capi d’accusa, prima di tutto contro Barack Obama, per non aver rilanciato l’economia, per non essersi occupato dei derelitti, per aver incoraggiato le divisioni razziali: «Quasi 4 bambini afroamericani su dieci vivono in condizioni di povertà, mentre il 58% dei giovani afro-americano non sono impiegati - ha detto Trump - Altri due milioni di latini sono oggi in condizioni di povertà, rispetto a quando il presidente Obama è entrato in carica, mentre altri 14 milioni di americani hanno abbandonato il lavoro. I redditi delle famiglie sono scesi di oltre $ 4,000 dal 2000».

Poi Trump è passato alla politica estera e ai disastri in termini di scelte politiche fatti da Hillary Clinton, la sua antagonista democratica: «In Libia, in Siria, in Egitto, abbiamo chiuso un accordo pessimo con l’Iran, ma l’eredità di Hillary Clinton non deve essere l’eredità americana. I problemi che abbiamo di fronte oggi - povertà e violenza in casa, guerra e distruzione all’estero - dureranno solo finché continuiamo a fare affidamento sugli stessi politici che li hanno creati. Un cambio di leadership è necessario per modificare questi risultati».

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Cambiamento di leadership dunque, cambiamento di establishment ma anche un messaggio trasversale: «Siamo pronti ad accogliere i milioni di americani che hanno votato per Bernie Sanders perché faremo esattamente quello che voleva fare lui, proteggere i nostri commerci», ha detto ancora Trump, che ha anche strizzato l’occhio al Michigan, alla Pennsylvania, all’Ohio «Stati che hanno perso enormente nel settore manifatturiero... volete sentire come la penso? - ha chiesto retoricamente Trump - dobbiamo ricostruire, procedere con investimenti infrastrutturali e riportare l’America al primo posto».

Il rispetto della legge e dell’ordine sono stati una costante, non soltanto nei confronti della criminalità, ma nei confronti di Paesi come la Cina che commettono flagranti furti di proprietà intellettuali, nei confronti degli immigrai illegali, nei confronti di Paesi membri della Nato, con Trump pronto a cacciarli se non pagheranno le loro quote e non faranno la loro parte.


Insomma uno spettacolo, un po’ lungo come si è detto, corredato da un discorso di Ivanka Trump, la figlia del “Donald”, che ha parlato bene, elogiando il padre e raccontando quanto si occupi non solo dei figli ma della gente e dei suoi dipendenti. Meglio della matrigna Melania, ma forse peggio di come farà Chelsea Clinton a Filadelfia la settimana prossima. Un omaggio ai genitori, ai grandi valori americani, un altro buffetto alla Nato, la promessa di farcela a novembre e poi, nel tripudio generale, i palloncini tricolori, bianchi rossi e blu che hanno chiuso la festa quadriennale repubblicana, proclamato un leader improbabile e messo una ipoteca più seria di quanto ci si potesse aspettare, sulla Casa Bianca del 2016.

IL PATRIMONIO DI TRUMP
Dati in milioni di dollari (Fonte: Bloomberg)

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