Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 06 giugno 2010 alle ore 08:01.
BUSAN - La comunità finanziaria internazionale fa quadrato sull'Ungheria, quasi a difenderla dal suo stesso governo. Diversi esponenti della nuova maggioranza avevano denunciato un deficit di bilancio molto più alto di quello presentato dal governo uscente e paventato addirittura la possibilità di un'insolvenza sul debito pubblico. Ancor prima che Budapest facesse una marcia indietro quasi completa nella giornata di ieri, probabilmente anche dietro la pressione dei suoi principali creditori, il Fondo monetario e l'Unione europea, è arrivato dal G-20 di Busan un fuoco di fila di dichiarazioni che cercava di ridimensionare la vicenda. La violenta reazione degli investitori alle uscite, tra l'altro a mercati aperti, del nuovo governo ungherese nel pomeriggio di venerdì, ha riattizzato un'instabilità che va ben al di là dei confini del paese dell'Europa centrale e può investire nuovamente tutta l'Europa, osservava a Busan una fonte monetaria, che ha giudicato l'atteggiamento assunto da Budapest «irresponsabile».
«Sono sorpreso dalle dichiarazioni del nuovo governo ungherese». Il direttore del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn, ha detto anzi tutto semplicemente quello che pensa sulle affermazioni di Budapest. L'Fmi, che nel novembre del 2008, nel pieno della crisi globale, ha fatto un prestito all'Ungheria da più di 15 miliardi di dollari, ha sotto controllo, quasi giorno per giorno, le cifre dei conti pubblici ungheresi. L'ultima revisione è del 26 marzo scorso. «Sono convinto che i numeri siano giusti», ha detto Strauss-Kahn, il quale poi, da politico consumato, ha sostenuto più diplomaticamente che una missione del Fondo sarà a Budapest nei prossimi giorni per verificare e che solo allora farà un commento.
Fonti monetarie a Busan osservano che, se il nuovo esecutivo ungherese voleva giocare a un gioco politico molto in uso anche in altri paesi, quello di dar la colpa di tutto a chi lo ha preceduto, ha scelto il momento sbagliato per scherzare con il fuoco, cioé con i mercati finanziari già in subbuglio e per di più con la freschissima memoria del caso-Grecia.
Tanto che si è dovuto affannare anche il commissario europeo Olli Rehn, anche egli presente alla riunione del G-20, per dire che l'idea che l'Ungheria possa andare in default è «una netta esagerazione». Un'esagerazione diffusa dallo stesso governo di Budapest, che ieri ha dovuto cercare di limitare i danni con una parziale marcia indietro, nel tentativo di evitare che alla riapertura dei mercati di domani il fiorino e tutte le attività finnziarie ungheresi venissero severamente penalizzate, come già è avvenuto lunedì. Nella comunità internazionale, i timori si allargano alle possibili ripercussioni sull'euro, dopo il brusco richiamo dei mercati valutari nella seduta di venerdì.







