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Dalla sanità alle pensioni le ricette del Fondo monetario per salvare l'euro

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2010 alle ore 18:58.

Interventi di consolidamento dei conti pubblici fatti soltanto "a malincuore", in ritardo o senza la necessaria determinazione in quei Paesi che già devono fronteggiare spread elevati sul debito pubblico "potrebbero dare il via a un'ulteriore perdita di fiducia sui mercati, a un balzo in avanti dei premi sul rischio e a un forte deprezzamento dell'euro". L'euro ora più debole è "vicino ai fondamentali" e sostiene l'export dell'eurozona assieme a una domanda globale robusta. In ogni caso, "il progetto di unione monetaria va completato" rafforzando le fondamenta dell'Uem. E' l'analisi pubblicata dal Fondo monetario internazionale dopo la conclusione della missione in Europa.

Tagliare il debito agendo su pensioni e sanità
Secondo gli esperti del Fondo, paesi dell'eurozona in difficoltà sui mercati finanziari "non hanno altra scelta che varare aggiustamenti radicali
e preparare piani anticrisi per evitare che qualsiasi sbandamento rispetto agli obiettivi possa mettere in pericolo il raggiungimento dei target sul deficit". Tutti i paesi membri dell'Eurozona devono varare "sforzi aggiuntivi per imprimere un cambiamento di rotta a dinamiche del debito sfavorevoli nel medio termine" e la componente "principale" di questi piani di consolidamento dovrebbe essere "una riforma complessiva della spesa con l'obiettivo di raggiungere ampi risparmi nel medio e lungo termine, ad esempio aumentando l'età effettiva della pensione e la riforma della spesa sanitaria".

Completare il progetto di unione monetaria
Il Fondo monetario sollecita poi i governi della zona euro
ad "intraprendere passi decisi per completare il progetto di unione monetaria". La crisi attuale, nell'analisi del Fmi, "è il risultato di politiche di bilancio non sostenibili in alcuni Paesi, ritardi nel rimettere in ordine il sistema finanziario, mancati progressi verso la disciplina e la flessibilità necessarie per un giusto funzionamento dell'unione, e un deficit di governance nell'eurozona". La risposta e la gestione della crisi, benché adeguata, "non è un'alternativa al rafforzamento delle fondamenta dell'Uem".

Crescita moderata, disoccupazione elevata
Già prima delle attuali turbolenze sul debito sovrano, la crescita nell'Eurozona era prevista moderata,
con andamento irregolare, "contraddistinta da tassi di disoccupazione elevati e persistenti" e da investimenti limitati. Malgrado il forte sostegno fornito dalle politiche monetarie, finanziarie e fiscali, che hanno stabilizzato la domanda, "la crescita resta debole nell'Eurozona e irregolare fra i diversi Stati membri", scrive l'Fmi nel documento, sottolineando come uno dei risultati della crisi sia stato "un notevole calo di produttività in tutti i settori", da qui la conclusione che "la creazione di nuova occupazione sarà limitata durante la fase di ripresa".

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