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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2010 alle ore 08:07.
ROMA
Il neo ministro Aldo Brancher, nel presentare istanza di legittimo impedimento al tribunale di Milano nel processo Antonveneta, non può certo addurre come motivazione quella di «dover organizzare il ministero», in quanto non vi è alcun dicastero da organizzare, essendo quello di Brancher un ministero senza portafoglio.
Alle sei della sera una nota del Quirinale, che sintetizza il pensiero del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, equivale a una netta presa di distanza prima di tutto sul piano politico e istituzionale. Quattro righe, in cui Napolitano si riferisce «a quanto letto sui giornali» a proposito del ricorso di Brancher «alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento». In tutti i quotidiani era riportata con evidenza appunto la notizia della decisione annunciata da Brancher in previsione dell'udienza odierna, con tanto di commento del suo avvocato Filippo Dinacci (il ministro sarà impegnato «a riorganizzare il neo ministero, perché servono segretarie, portavoce, personale»).
Sorpresa, irritazione: questi i sentimenti che – stando a quanto trapela dal Quirinale – hanno agitato la giornata dell'inquilino del Colle, per essere stato in buona sostanza "utilizzato" a copertura di un'operazione che tutto appare fuorché cristallina. Al di là dunque del casus belli che ha motivato la reazione di Napolitano, è questa la ragione che lo ha spinto a prendere apertamente posizione sul caso. Stando ad alcune indiscrezioni, al momento della nomina di Brancher non sarebbe stato messo esattamente al corrente della tempistica relativa all'iter giudiziario, che coinvolge il neo ministro in un processo in cui deve rispondere dell'accusa di appropriazione indebita e ricettazione. Diverse sono state le motivazioni che lo stesso presidente del Consiglio avrebbe comunicato a Napolitano al momento della nomina: una promozione "politica" per un sottosegretario che già di fatto esercitava le deleghe in materia di federalismo. In questo caso – ha confidato Napolitano ai suoi collaboratori – è venuto meno il principio fondamentale della leale collaborazione tra istituzioni.