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Questo articolo è stato pubblicato il 12 luglio 2010 alle ore 18:17.
Il comando alleato in Afghanistan le chiama ''forze di sostegno'' ma il presidente Hamid Karzai teme possano diventare nuove milizie tribali con le quali la sovranità nazionale afghana dovrà fare i conti. Dopo l'acceso incontro tra Karzai e il generale David Petraeus di sabato ieri l'Isaf ha annunciato in una conferenza stampa la costituzione delle forze paramilitari di sostegno che secondo il portravoce alleato, il generale Josef Blotz, hanno l'appoggio del governo di Kabul e degli alleati per operare nelle zone dell'Afghanistan dove i problemi di sicurezza sono ancora irrisolti.
Blotz, ha negato che queste unità afghane siano ''milizie tribali'', ha attribuito il piano al nuovo comandante della Coalizione internazionale, David Petraeus e ha annunciato che il programma destinato a dare una svolta ai problemi di sicurezza in Afghanistan sarà discusso alla Conferenza di Kabul del 20 luglio, a cui parteciperanno i ministri degli Esteri di decine di paesi, fra cui Usa e Italia, ed il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.
In realtà il piano per armare e finanziare milizie locali di autodifesa era stato varato nel 2008 dal generale David McKiernan, il comandante alleato rimosso dal presidente Barack Obama subito dopo l'insediamento alla Casa Bianca. Si trattava di un programma sperimentale limitato alle province di Wardak e Logar all'epoca non presidiate da truppe alleate e dalle quali i talebani si infiltravano per penetrare a Kabul. Il piano è stato mantenuto dal generale Stanley McChtystal ce ha dovuto affrontare la crescente resistenza del governo afghano che teme do dover subire pressioni e ricatti dalle tribù delle diverse province che costituiranno le milizie paramilitari. Il piano piace ovviamente a Petraeus che in Iraq riuscì a strappare il controllo della provincia di al-Anbar alle milizie di al-Qaeda costituendo milizie locali sunnite alle quali il governo ha promesso (ma non ancora del tutto mantenuto) il pieno inserimento tra i la oratori pubblici. Secondo indiscrezioni diffuse sabato dal Washington Post Karzai avrebbe confermato a Petraeus il suo disappunto.
Secondo fonti governative afghane Karzai ha molti dubbi sulla bontà di «una forza che sarà solo vista come una milizia privata». Sul piano militare le milizie locali avranno il compito di impedire i contatti tra talebani e popolazione, controllare le strade e le aree circostanti I villaggi. Compiti stanziali, definibili "di guarnigione" che consentiranno di liberare importanti forze alleate e afghane da impiegare nelle operazioni "di manovra" contro gli insorti. Oltre ad "afghanizzare" il conflitto la presenza di queste forze di sostegno nei villaggi ridurrà l'esposizione delle forze alleare negli scontri in aree abitate con un prevedibile effetto positivo sul numero di caduti alleati (352 quest'anno dei quali 224 statunitensi e 69 britannici) e di vittime civili provocate dalla coalizione.







