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Questo articolo è stato pubblicato il 19 agosto 2010 alle ore 16:10.
Cosa accomuna le due vie dei trend-setter, la parigina rue Vieille du Temple alle milanesi Colonne di San Lorenzo del Corso Ticinese? Ma una vetrina di American Apparel, of course. Peccato che lo storico marchio del global-underwear-basic-glamour stia per fallire, rischiando di lasciare orfani i ragazzi e le ragazze di mezzo mondo. Da Los Angeles, loro città patria, le mutande modello "pantone" dai colori più allegri dell'arcobaleno con l'immancabile profilo bianco hanno infatti conquistato indifferentemente gli armadi di adolescenti, quarantenni in carriera e bambini.
Adesso, però, i problemi non sono quelli di scegliere il giusto tessuto o il taglio più adatto. L'ostacolo alla sopravvivenza dell'azienda, ora, ha un solo nome: debito. La società ha annunciato che, alla fine di giugno, il passivo era balzato del 32%, raggiungendo la cifra 120,3 milioni di dollari. La preoccupazione principale è che, stando alle stime per l'intero 2010, il giro d'affari atteso non sia sufficiente a generare i margini necessari per ripagarele cambiali. E, secondo quanto riferiscono fonti vicino alla società, in settembre potrebbe esserci il "redde rationem".
E non è solo la questione debitoria. L'azienda deve affrontare diverse cause giudiziarie con i dipendenti che accusano episodi di molestie sessuali sul luogo di lavoro, mancati pagamenti degli stipendi e licenziamenti abusivi. Insomma, u'immagine che contravviene in toto alle campagne pubblicitarie della società, talvolta fortemente irriverenti, ma anche molto "political-correct"
Il gruppo che conta 279 negozi, molti dei quali nelle più importanti capitali europee, ha annunciato attraverso un comunicato che prevede da 5 a 7 milioni di perdite nel secondo trimestre, contro l'avanzo di 7,3 milioni di dollari della stessa frazione dell'anno passato. Immediate la reazione di Wall Street con il titolo che ieri ha chiuso in picchiata, in calo di oltre il 22%.








