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Notizie Medio Oriente e Africa

Il miracolo economico del Ruanda e del suo leader Kagame (che non tollera le critiche)

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Questo articolo è stato pubblicato il 01 settembre 2010 alle ore 18:29.

Amnesty International ha appena pubblicato un rapporto intitolato: «Meglio stare zitti. L'agghiacciante effetto delle norme sull' ideologia genocida e sul settarismo in Ruanda». Una denuncia sulla legislazione in vigore nel Paese delle Mille Colline, che prevede la reclusione fino a 25 anni, di chi in Ruanda critica il governo. Una criminalizzazione resa possibile dalle vaghezza di tali termini di legge, che arrivano a contemplare la reclusione dei genitori di minori che presentano comportamenti "settari", riconducibili all'ideologia del genocidio.

Nel Ruanda di Kagame, appena rieletto Presidente con elezioni senza storia, sia per la popolarità del leader, che per il giro di vite imposto su opposizione e stampa a ridosso del voto, non esistono più Hutu e Tusi. Siamo tutti ruandesi è il mantra del nuovo, anglofono Ruanda. Un paese stabile, in crescita, che si pone come faro di sviluppo se comparato al resto della Regione dei Grandi Laghi, come al resto dell'Africa Sub-Sahariana. Isruzione, sanità, assistenza alle popolazioni nelle zone interne, ma soprattutto una politica di lotta alla corruzione che non conosce eguali nel panorama africano, rendono Kagame un partner affidabile per alleati e investitori occidentali. Da ex militare formatosi negli Usa, a cavallo tra gli anni '80 e '90, tempi in cui da ribelle Tusti runadese fu costretto a trovare rifugio in Uganda, Kagame applica soluzioni militari a problemi politici.

Le elezioni del 9 agosto scorso, che lo hanno visto riconfermarsi con il 93% dei consensi, sono state precedute da una serie di attentati e omicidi politici. Come l'assassinio del giornalista Jean Leonard Rugambage, il cui giornale, Umuvugizi era stato messo al bando. Il co-direttore di Umuvugizi, Jean Bosco Gasasira, è fuggito in Uganda, dove attualmente si nasconde.

Altri omicidi eccellenti sono stati imputati ai servizi segreti di Kigali, persino all'estero. E' il caso del tentato omicidio, a giugno, dell'ex capo delle forze armate ruandesi Faustin Kayumba Nyamwasa a Johannesburg, dove l'ex alto ufficiale, accusato di tramare contro il proprio governo, aveva riparato a febbraio. Nyamwasa, sopravvissuto miracolosamente all'agguato, ha denunciato Kagame come mandante. L'episodio ha portato al ritiro dell'ambasciatore sudafricano da Kigali. Un altro ex militare ruandese attualemente residente in Sudafrica, il Cononnello Patrick Karegeya, capo dell'Intelligence tra il '94 e il 2004, definisce il Ruanda di Kagame un "One man show". Karegeya ha anche rivelato che Kagame, con cui un tempo è stato pappa e ciccia, "crede nella necessità di eliminare gli avversari". Fisicamente.

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Tags Correlati: Alto | Amnesty International | Faustin Kayumba Nyamwasa | Forze Armate | Jean Bosco Gasasira | Jean Leonard Rugambage | Kagame | Kigali | Onu | Patrick Karegeya | Stati Uniti d'America | Sudafrica | Tony Blair | Uganda

 

Lo stesso presidente ruandese, definito da Tony Blair «un leader dalla grande visione» non ha del resto mai negato fino in fondo una sua profonda convinzione: in Africa lo sviluppo deve precedere la democrazia. Rimandare a tempi migliori il rispetto di libertà di espressione e diritti umani, rischia di riaccendere tensioni che in Ruanda resistono sotto le ceneri della pacificazione nazionale. La memoria del genocidio resta viva tra la minoranza tutsi, anche se ricordata ad alta voce solo nelle commemorazioni. Tra gli Hutu serpeggiano risentimenti per gli omicidi di massa commessi dai soldati di Kagame negli anni che seguirono i fatti tragici del 1994. Di cui parla un rapporto dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani in pubblicazione questo mese. Che Kagame sta tentando di fermare, minacciando il ritiro del Ruanda da tutte le operazioni di Peacekeeping in Africa.

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