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Questo articolo è stato pubblicato il 10 settembre 2010 alle ore 08:04.
MILANO
La rete di nuova generazione che (forse) verrà, la famosa Ngn (Next generation network), oppone ancora una volta Telecom Italia agli operatori alternativi. Lo scontro questa volta è sulla bozza relativa al primo quadro regolatorio messo a punto dal Comitato per l'Ngn dell'Agcom, un documento di 24 pagine che il Sole 24 Ore ha anticipato ieri. Una prima proposta di linee guida, del tutto non definitiva, che andrà all'esame degli uomini di Corrado Calabrò nei prossimi giorni e che ha scatenato l'ira di Vodafone, Wind, Fastweb e di tutti i player minori nella riunione che si è tenuta ieri a Roma proprio su questo tema.
Un attacco durissimo che ha un destinatario preciso: il presidente del Comitato, Francesco Vatalaro, ordinario di telecomunicazioni presso la facoltà di ingegneria dell'Università Tor Vergata di Roma, l'uomo al quale spetta il difficilissimo compito di far quadrare un cerchio fatto di interessi molto diversi. In una nota diramata nel pomeriggio, gli operatori alternativi hanno comunicato di aver «disconosciuto i contenuti delle linee guida per la transizione verso le reti di nuova generazione», per un documento che «non è in alcun modo rappresentativo di posizioni condivise dai partecipanti al tavolo e quindi rappresenta la posizione personale del presidente». E ancora: «Il Comitato Ngn non ha raggiunto gli obiettivi preposti e pertanto non può fornire supporto alle decisioni che Agcom sarà chiamata ad assumere sulla definizione dell'assetto regolamentare delle reti Ngn».
Ma il disappunto degli operatori alternativi è stato anche maggiore quando hanno letto sul documento che, nell'individuare le aree geografiche, «il presidente Vatalaro ha elencato i nomi di 13 città – racconta un dirigente – ebbene, si tratta delle 13 città cui Telecom Italia ha sempre fatto riferimento nel corso del tavolo Romani, peccato che non le abbia mai esplicitamente elencate e quindi erano un'informazione non nota a tutti coloro che sedevano al tavolo Romani, se non a Telecom. E a Vatalaro, che a quel tavolo non siede ma che evidentemente sposa le tesi di Telecom».
Accuse pesanti, tutte da dimostrare e forse non dimostrabili. Ma reali, anche se non espresse ufficialmente. Tra i punti più contestati dagli operatori la «mancanza di chiarezza nella definizione delle procedure di migrazione dal rame alla fibra», «l'obbligo esteso a tutti gli operatori oltre Telecom di offrire il servizio di connettività dati all'ingrosso», così come il «no alle aree geografiche».