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Via libera all'accordo tra Corea del Sud e Unione europea, l'Italia toglie la riserva

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Questo articolo è stato pubblicato il 16 settembre 2010 alle ore 08:04.

ROMA - Via libera dell'Italia all'accordo per il libero scambio fra Unione europea e Corea del Sud (Free Trade Agreement). Dopo dieci giorni di serrate trattative e minacce del governo di Roma di porre il veto ad un'intesa siglata un anno fa e che sarebbe dovuto entrare in vigore il primo gennaio 2011, l'Italia ha tolto la "riserva nazionale", che ancora ieri sera formalmente non era stata tolta.

I ministri degli esteri, riuniti in una sessione straordinaria in formato commercio estero, secondo l'Ansa hanno dato il via libera ufficiale all'accordo Ue-Corea del sud, che era stato raggiunto ieri a Bruxelles. Due le condizioni: che l'accordo entri in vigore il primo luglio 2011 (quindi con sei mesi di proroga, anche se la richiesta era di un anno) e che entrino in quella data in vigore le regole di salvaguardia per l'industria automobilistica.

A queste due condizioni si aggiunge quella cosiddetta della "nazione più favorita": in caso di accordi con altri paesi con condizioni più vantaggiose (come per esempio con gli Usa, con i quali si è riaperto il negoziato) automaticamente queste clausole si estenderebbero anche alla Ue.

Oggi quindi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, già previsto a fianco del premier Silvio Berlusconi, ha chiuso una trattativa politica che ha visto impegnato anche il vice ministro al commercio estero, Adolfo Urso (che ha partecipato al consiglio venerdì scorso) e il rappresentante permanente, ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, mentre sul fronte Ue sono stati coinvolti i commissari Katherine Asthon e Karel De Gucht. Ieri la presidenza belga di turno della Ue aveva detto: «ci sono le basi per un accordo con l'Italia» per autorizzare la firma dell'intesa commerciale fra Unione Europea e Corea del Sud, firma che avverrà più avanti.

La bozza di compromesso a cui si era giunti venerdì scorso prevede infatti una serie di condizioni perchè il Trattato diventi operativo. In particolare «l'approvazione unanime del Consiglio dopo che sarà entrato in vigore il regolamento di parlamento e Consiglio per l'applicazione della clausola di salvaguardia dell'accordo Ue-Corea». Clausola che fa esplicito riferimento a impennate dell'import «in settori sensibili, incluse le auto di piccola cilindrata». L'Italia aveva inizialmente chiesto la proroga di un anno, al 1° gennaio 2012, dell'entrata in vigore dell'intesa che azzererà i dazi (oggi al 10%) per consentire all'industria dell'auto, come al tessile, di prepararsi alla liberalizzazione degli scambi. Venerdì scorso - al Consiglio affari Europei - aveva dimezzato realisticamente la richiesta, al giugno 2011. La data di froma dell'accordo era fissata al 6 ottobre e probabilmente sarà rispettata, visto che Seul avrebbe accolto la richiesta italiana.

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Tags Correlati: Adolfo Urso | Anfia | ANSA | Bruxelles | Confindustria | Corea del Sud | Ferdinando Nelli Feroci | Fiat | Intesa | Italia | Karel De Gucht | Katherine Asthon | Marketing e distribuzione | Silvio Berlusconi | Unione Europea

 

Oltre al timing dell'abbattimento tariffario i nodi su cui l'Italia ha insistito a difesa dell'industria automobilistica - e quindi della Fiat - riguardano le regole d'origine (cioè la quota di componenti importate di auto coreane rispetto a quelle prodotte nel paese) e il rimborso da parte del governo coreano ai produttori dei dazi pagati sulle importazione dei componenti stessi (specie dalla Cina), i cosiddetti duty draw back. Su questa partita l'Italia era sostanzialmente isolata ma il governo era molto ben determinato (la tutela della Fiat ha un impatto ritenuto determinante per l'economia nazionale e l'occupazione) e quello raggiunto «sembra un compromesso accettabile per tutti» osserva una fonte diplomatica.

La posizione italiana è stata condivisa da Confindustria e dall'Anfia, che ha lanciato l'allarme per 30mila posti di lavoro a rischio in Europa. La denuncia dei costruttori è sul grande squilibrio tra le due industrie automobilistiche: lo scorso anno la Corea ha esportato in Europa 697mila vetture e ne ha importate 39mila dall'Euroopa, e in particolare l'Italia mostra cifre del tutto trascurabili. In fase di trattativa a Bruxelles, inoltre, qualche problema è arrivato anche dal dossier tessile (relativo all'inclusione del marchio di origine obbligatorio): l'Italia si è pronunciata contro l'aggiornamento della normativa Ue sull'etichettatura dei prodotti tessili.

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