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Questo articolo è stato pubblicato il 28 settembre 2010 alle ore 15:35.
I programmi pubblici destinati all'accoglienza degli stranieri? In molti casi sono frenati e indeboliti dai disservizi della macchina dello Stato. Uno dei problemi più frequenti è il ritardo nel rinnovo dei bandi pubblici che permettono di concorrere e di accedere, qualora il piano di azione presentato venga ritenuto idoneo, ai fondi messi a disposizione dai ministeri.
La dilazione comporta conseguenze poco piacevoli: quando finiscono i soldi di un determinato programma di integrazione spesso succede che non sia stata ancora ultimata la selezione dei progetti vincitori del bando successivo. E così chi dovrebbe occuparsi dell'assistenza e della formazione di quanti, tra mille difficoltà, cercano di inserirsi nel nostro paese, si trova da un giorno all'altro a corto di risorse, senza nemmeno sapere se e quando avrà di nuovo i soldi per continuare il proprio lavoro.
Emblematico è il caso illustrato dal direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi: «Il prossimo bando del ministero dell'Interno destinato a chi beneficia dello status di rifugiato non è ancora stato pubblicato. Ora, se consideriamo che di norma, una volta pubblicato il bando, servono quattro o cinque mesi per stilare le graduatorie dei progetti approvati, c'è il rischio che a gennaio, quando termineranno i fondi previsti dal bando precedente, ci si trovi a dover fare il nostro lavoro senza i finanziamenti ministeriali».
Gli fa eco il responsabile stranieri della Caritas Ambrosiana Luca Bettinelli: «Il problema del ritardato o, cosa ancora più grave, mancato rinnovo dei bandi pubblici relativi all'integrazione degli stranieri è reale». Ne è una prova la storia del progetto Aida (Accoglienza integrazione donne e altro) per le donne straniere, sole o con figli, avviato a fine 2008, con il contributo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, da Caritas Ambrosiana, Cooperativa l'Arcobaleno, Fondazione San Carlo, Associazione Avvocati per Niente e Farsi Prossimo Onlus.
Per 18 mesi è stato possibile aiutare, garantendo accoglienza, corsi di formazione professionale, assistenza legale e altro ancora, ben 9055 donne. «Oggi, però, terminata l'erogazione dei fondi da parte del ministero senza che sia stato previsto un nuovo bando, le risorse a disposizione sono diminuite drasticamente e i promotori sono stati costretti a sospendere molte delle attività del programma Aida o a ridurne l'intensità».







