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Il premier rilancia lo scudo in versione snella e mirata

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 settembre 2010 alle ore 08:05.


ROMA
Silvio Berlusconi cita la Corte costituzionale per rilanciare il Lodo Alfano bis, lo scudo per le alte cariche dello Stato, ed ecco che, più o meno nelle stesse ore, lo scudo processuale esce dalla vaghezza in cui è rimasto per mesi e prende una forma nuova. Cambia anche il titolo. La futura legge costituzionale si chiamerà «Disposizioni in materia di sospensione dei processi penali nei confronti del presidente della Repubblica e del presidente del consiglio dei ministri», gli unici due destinatari della nuova immunità. Da cui restano fuori, quindi, i ministri. Cambia il titolo, ma anche il contenuto, più snello e mirato. Nella premessa, infatti, si legge che lo scudo si applica ai processi per fatti «antecedenti» l'assunzione della carica, e nel finale si precisa che sarà operativo nei giudizi in corso, una volta chiesto il rinvio a giudizio. Due modifiche per chiarire, una volta per tutte, che lo scudo congelerà i tre processi pendenti in cui è imputato Berlusconi: Mills (corruzione giudiziaria), Mediaset-diritti tv (frode fiscale), entrambi già a dibattimento, nonché Mediatrade (frode fiscale e appropriazione indebita) giunto all'udienza preliminare.
Il restyling del Lodo bis è stato messo a punto da Carlo Vizzini, relatore e presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il quale, sfumata la trattativa preventiva tra Pdl e Fli, ha recepito alcune modifiche già presentate dalle forze politiche, segnatamente dall'Udc. I centristi hanno sempre insistito sull'esclusione dei ministri dal Lodo (l'avevano chiesta anche dal «legittimo impedimento», ma senza successo) e poiché quella modifica, spiega Vizzini, è condivisa da tutte le forze politiche, ecco che è stata tradotta in emendamento. Ieri, però, l'Udc ha chiarito, per bocca di Pierluigi Mantini, che «non si accontenta» di questa correzione ma vuole anche sia vietato "reiterare" lo scudo. «Sarebbe inaccettabile e incostituzionale, perché la Consulta ha detto che la sospensione dei processi dev'essere temporanea», ha precisato Mantini. Alla sua voce si è aggiunta quella del Pd. «Una volta che l'imputato sia cessato dalla carica in atto – spiega Donatella Ferranti – deve sottoporsi al processo, come tutti i cittadini, mentre con queste norme avremmo il triste primato di essere l'unico paese europeo con un salvacondotto senza limiti». Per Pd e Idv, il Lodo resta un'inaccettabile legge ad personam, nonostante le correzioni introdotte da Vizzini.

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Tags Correlati: Carlo Vizzini | Corte Costituzionale | Csm | Donatella Ferranti | Giulia Bongiorno | Governo | Idv | Niccolò Ghedini | Pd | PDL | Pierluigi Mantini | Senato | Silvio Berlusconi | Udc

 

Tacciono i finiani, che hanno confermato la disponibilità a votare il Lodo ma che, dopo la rottura delle trattative tra Giulia Bongiorno e Niccolò Ghedini, si sono riservati di valutare in parlamento le modifiche. Il breve incontro di ieri tra la Bongiorno e Ghedini, incrociatisi a piazza Montecitorio dopo il voto di fiducia, non ha cambiato il quadro. Né sul Lodo né sugli altri provvedimenti in materia di giustizia ai quali ha fatto riferimento il premier: ragionevole durata dei processi, in particolare civili; responsabilità dei magistrati che sbagliano; parità tra accusa e difesa e, più in generale, attuazione del «giusto processo»; piano carceri. E poi le riforme costituzionali per il «riequilibrio tra giustizia e politica», per sdoppiare il Csm e per «una maggiore differenziazione nella separazione delle carriere» tra giudici e pm.
Il Lodo bis è l'unico provvedimento, al momento, su cui si registra una sostanziale convergenza della maggioranza. Le modifiche depositate ieri da Vizzini prevedono che il giudice avvisi «immediatamente» l'imputato, che ha dieci giorni per decidere se usufruire o no del Lodo; se opta per lo scudo, il giudice trasmette «immediatamente» gli atti alle Camere, che hanno 90 giorni per deliberare la sospensione del processo «per l'intera durata della carica». «Questo dimostra che non c'è alcun automatismo», conclude Vizzini, ribattendo al Pd, secondo cui, invece, «la sospensione è automatica e immediata». Dalla prossima settimana, si comincerà a votare.
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