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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2010 alle ore 08:32.
Non andrà al ballottaggio ma la vera vincitrice di questo primo turno delle presidenziali brasiliane è Marina Silva. La candidata del Partito Verde ha ottenuto piú del 19% di voti, 6-7 punti in piú rispetto alle previsioni e potrebbe giocare quindi un ruolo determinante nel ballottaggio in programma il 31 ottobre tra la vincitrice Dilma Rousseff e l'oppositore Josè Serra.
La Silva è la più famosa ambientalista del paese. Scelta anni fa dal presidente Lula come ministro dell'Ambiente se ne andò accusando il primo governo di sinistra della storia brasiliana di concedere troppo all'agrobusiness e troppo poco all'ecologia e al rispetto degli immensi territori dell'Amazzonia. Il successo del Partito Verde si spiega, secondo gli analisti, con gli scandali di corruzione che hanno colpito Erenice Guerra, collaboratrice di Rousseff e ministro della Casa Civil (una sorta di ministero dell'Interno).
Quella di Silva è una storia molto appassionante: nata nel 1958 a Rio Branco, nello Stato amazzonico dell'Acre, da una famiglia poverissima di undici figli, analfabeta fino a 15 anni, impara a leggere e scrivere in un convento, poi lavora come collaboratrice domestica. Infine si laurea in storia e inizia la sua carriera di sindacalista impegnandosi nella causa ambientale, fino a diventare la più stretta collaboratrice di Chico Mendes, fondatore del movimento dei «seringueiros», i raccoglitori di caucciù dell'Amazzonia.
Quando Mendes viene assassinato dai latifondisti, Silva ne rileva la lotta e il titolo di ambientalista più famosa del Brasile. Nel 2007, riceve il premio 'Champions of the Earth' dell'Onu. Popolarissima, nel 1990 è la deputata più votata del Brasile, e di nuovo nel 1994 è eletta senatrice per il PT con il maggior numero di voti del paese. Abita a Brasilia, con marito e figli, in un appartamento di tre locali.







