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Fra riforme e speranze a Roma si riunisce la rinnovata Commissione per la sicurezza alimentare

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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2010 alle ore 16:43.

Il dato delle persone che soffrono la fame nel mondo quest'anno è sceso sotto la soglia simbolica del miliardo. Ma i 925 milioni di persone che, secondo la Fao, continuano ad essere denutrite è ancora una cifra troppo alta. Per fare il punto sulla situazione mondiale si è aperto oggi nella sede Fao di Roma la nuova Commissione per la Sicurezza alimentare, che per cinque giorni discuterà le linee guida di una piattaforma globale strategica a supporto della sicurezza alimentare, elaborando un documento finale per migliorare il coordinamento internazionale nella lotta alla fame.

Dalla sua ultima sessione nell'ottobre 2009, la Commissione ha intrapreso un importante processo di riforma: questa è la prima sessione dopo il rinnovamento, che oggi ha reso possibile coinvolgere nelle deliberazioni della Commissione un gruppo molto più ampio di partecipanti, dalle ong ad altri organismi ONU, membri del settore privato e rappresentanti di enti filantropici.

«Il rinnovato Comitato - ha detto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, aprendo i lavori - rappresenta la piattaforma più appropriata per dibattere i complessi problemi globali e raggiungere un consenso sulle soluzioni». Secondo Diouf, affinchè il Comitato raggiunga risultati completi «è vitale che siano stabilite partnership e collegamenti a livello nazionale attraverso meccanismi adeguati e riconosciuti come i gruppi tematici e le alleanze nazionali per la sicurezza alimentare».

Da parte sua il direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale, Josette Sheeran, sottolinea come «questa riunione non poteva arrivare in un momento più appropriato, vista la recente volatilità dei prezzi delle commodity e l'aumento della domanda globale di cibo». Per il vicepresidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), Yukiko Omura, infine, «investire nei piccoli agricoltori, migliorare il loro accesso alla terra a una tecnologia e finanziare servizi e mercati è il modo più efficace per generare un movimento di ampio respiro che possa sconfiggere fame e povertà».

Delegati provenienti dall'Africa, dall'Asia e Pacifico, dall'Europa orientale, dal Vicino Oriente e dall'America Latina condivideranno le loro esperienze e verranno presentati dei case studies tematici su Bangladesh, Haiti, Giordania e Ruanda, e una serie di tavole rotonde analizzeranno tutte le questioni connesse alla sicurezza alimentare come diritto fondiario e investimenti internazionali in agricoltura; sicurezza alimentare nelle crisi prolungate e modi per gestire la vulnerabilità e il rischio.

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Tags Correlati: Africa del Nord | Asia | Commissione | Concern Worldwide | Farida Bena | Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo | Jacques Diouf | Josette Sheeran | Link 2007 | Ministero delle Politiche Agricole e Forestali | Misure di sicurezza | Onu | Roma | Welthungerhilfe

 

Intanto, proprio in occasione del vertice Fao, l'organizzazione umanitaria Oxfam ha presentato oggi il rapporto "Insieme contro la fame, ricette globali per un'azione vincente", per il quale la fame si può sconfiggere solo se i governi del Nord e del Sud del mondo uniranno le loro forze. Inoltre, denuncia l'Oxfam, se l'Italia non farà la sua parte per aumentare le risorse per la sicurezza alimentare e l'agricoltura, abbandonerà ben 21 milioni di persone alla lotta contro la fame. «Con le dichiarazioni rese al vertice G8 dell'Aquila, l'Italia ha di fatto promesso di ridurre i suoi aiuti per l'agricoltura e la sicurezza alimentare del 56% rispetto al 2009», spiega Farida Bena, portavoce di Oxfam Italia.

A Milano, invece, è stato presentato il rapporto sull'"Indice Globale della fame 2010" (GHI), stilato dall'Istituto Internazionale di Ricerca sulle Politiche Agricole, Welthungerhilfe e Concern Worldwide, che si calcola utilizzando tre fattori con uguale ponderazione: la percentuale di persone malnutrite, la percentuale di bambini sottopeso tra 0 e 5 anni e il tasso di mortalità infantile. Il rapporto, che viene pubblicato in Italia in collaborazione con l'associazione Link 2007, ha evidenziato che rispetto al 1990 il punteggio del GHI è calato del 14% in Africa subsahariana, del 25% in Asia meridionale e del 33% nel Vicino Oriente e nell'Africa del nord. I livelli più alti dell'indicatore, nonostante i progressi, si registrano in Asia meridionale (22,9%) e in Africa subsahariana (21,7%). Tra i paesi dove il GHI è cresciuto di più dal 1990 ci sono la Repubblica Democratica del Congo (+66%), Burundi e Corea del Nord (+20%), Swaziland (+14%), Zimbabwe (+12%). Le performance migliori, invece, le fanno registrare Kuwait (-73%, dovuto ai livelli alti del 1990, anno dell'invasione dell'Iraq), Malaysia (-63%), Turchia e Messico (-62%), Tunisia e Nicaragua (-58%).

Il webcast per seguire i lavori della Commissione per la Sicurezza Alimentare

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