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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2010 alle ore 08:52.
La congiunzione è favorevole. Venerdì e sabato si terrà a Prato il forum sulla Piccola industria e pochi giorni dopo Il Sole 24 Ore del Lunedì si presenterà in edicola e sul sito con un'edizione rinnovata e un'attenzione particolare alle Pmi e alla loro internazionalizzazione. Il ruolo dei media può essere decisivo, secondo Vincenzo Boccia, imprenditore e presidente Piccola industria di Confindustria, per aiutare le aziende nel loro sforzo di innovazione, rafforzamento patrimoniale e crescita dimensionale.
Come mai avete deciso di presentare il programma del forum in tandem con l'iniziativa del Sole 24 Ore del lunedì?
Le nostre Pmi hanno una vocazione, che è quella di crescere. L'informazione puntuale e affidabile è importante per favorire e accompagnare questo processo. L'iniziativa del Sole è dunque nobile e importante per aiutarci a legittimare il ruolo sociale dell'impresa nel momento in cui riscontriamo scarsa attenzione della politica.
Qual è l'importanza del Forum di Prato in un una fase, come quella attuale, di post-crisi?
Uno degli aspetti che intendiamo mettere maggiormente in evidenza è il valore sociale dell'impresa, la piccola industria come progetto di vita. Ormai il conflitto non è più all'interno della fabbrica, dove prevalgono il dialogo e il confronto civile, ma tra la fabbrica e il mondo esterno.
Ci sono economie, come quella tedesca, che hanno costruito le recenti fortune e il primato mondiale dell'export sul dialogo pragmatico tra impresa e sindacato. Sono state le parti sociali a riformare "dal basso" il mercato del lavoro.
È vero, l'esperienza tedesca è stata in questo senso molto positiva ma credo che nelle nostre fabbriche il dialogo sia molto più avanti di quanto non si possa pensare. Sono sempre più convinto che il vero cambiamento arriverà dall'interno. Possiamo fare molto in questo senso, ma non tutto. La piccola industria avrà comunque bisogno di un miglior accesso al credito e di una politica economica efficace che ci aiuti non tanto nell'uscita dalla crisi, ma nella velocità d'uscita.
Come dovrà cambiare la Pmi italiana dopo questa esperienza traumatica di una crisi senza precedenti?
L'evoluzione necessaria, indispensabile, è quella da buon produttore a buon imprenditore. Nel senso che a una piccola impresa, per sopravvivere e crescere, non sarà più sufficiente produrre buoni manufatti. Dovrà crescere dimensionalmente e rafforzare il proprio patrimonio, definire alleanze perché se è vero che i mercati si contraggono, è altrettanto vero che le geografie si allargano.
A.Ger.







