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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2010 alle ore 22:03.
Un richiamo alla responsabilità. Di tutti. «Non si possono trasferire conflitti anche personali tra ministeri e più in generale nella politica su temi fondamentali come l'università e quindi i giovani, il futuro del paese».
Gianfelice Rocca, vice presidente di Confindustria per l'Education, parla della riforma dell'università, approvata dal Consiglio dei ministri a dicembre del 2008 ed ora bloccata. Manca la copertura finanziaria, un'esigenza che è emersa nel testo definito alla Camera, a seguito di alcune novità come l'assunzione di 9mila ricercatori.
Si andrà a fine anno, dopo la sessione di bilancio. Uno slittamento grave e rischioso, secondo Rocca, su una riforma necessaria e che si attende da troppo tempo. «Ora è necessario che i tecnici dell'Economia si mettano subito al lavoro per trovare la copertura e dare una risposta al paese». Bisogna stringere i tempi al massimo: «Le risorse vanno trovate nella Finanziaria, senza aspettare il provvedimento milleproroghe», è la raccomandazione di Rocca. Che denuncia «il dialogo tra sordi tra i ministri e con il Parlamento, una Babele linguistica che sta mettendo a repentaglio una riforma importante, tale da modificare in meglio il sistema universitario, mettendolo al passo con le migliori esperienze internazionali». Ma l'università è il caso emblematico di un atteggiamento generalizzato: «L'Italia è purtroppo un paese ingessato, proprio in un momento così delicato a livello economico globale, in cui si dovrebbe pensare sì al rigore, ma anche alla crescita».
La riforma dell'università era nata come provvedimento ordinamentale, cioè di modifica delle regole. Una posizione che Confindustria ha condiviso. Oggi, invece, contiene misure che richiedono una copertura, come ad esempio fare concorsi per l'assunzione di 9mila professori associati. Una scelta giusta?
In questo momento, visto l'allungamento dei tempi, incrociare riforma e risorse è diventato ineludibile. L'iter si era avviato come riforma delle regole e della governance, anche per evitare stravolgimenti parlamentari. Il che la dice lunga sulla complicazione italiana di realizzare processi di riforma. I soldi, aveva detto il ministro Giulio Tremonti, sarebbero arrivati con il nuovo assetto dell'università più competitivo. Ora la lentezza esasperante del percorso parlamentare e la situazione di difficoltà finanziaria delle università rende necessario unire i due temi.







