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Ai nastri di partenza della Route du Rhum tornano i giganti del mare, senza regole e senza limiti

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 ottobre 2010 alle ore 18:55.

PARIGI - L'appuntamento è per le 13,02 di domenica 31 ottobre. Un milione e mezzo di persone, pigiate come acciughe intorno alla città-fortezza della Bretagna, assisterà alla partenza di quella che è ormai diventata la più famosa delle avventure per mare dei nostri giorni: la Route du Rhum (la via, la rotta del rum), 3.543 miglia, 6.561 chilometri, attraverso l'Atlantico da Saint-Malo a Point-à-Pitre, in Guadalupa, dall'autunno piovoso del nord-ovest francese al caldo accogliente delle Antille.


Ottantacinque concorrenti, un record, con barche da 11 a oltre 30 metri. Da soli contro tutto. Per sette, otto, nove giorni i più veloci, quelli che corrono per vincere. Per venti o venticinque molti degli altri, quelli che corrono per partecipare. Per passione, per amore del mare. Con i loro scafi a volte superequipaggiati e imbottiti di tecnologia, costati fino a 3,5 milioni, a volte costruiti in casa e sponsorizzati da piccole imprese della provincia, alcuni si lanceranno lungo la via più diretta, quella che passa sopra le Azzorre, altri preferiranno quella più lunga ma con i venti più promettenti, la rotta degli alisei, che passa dalle Canarie.
Praticamente impossibile, secondo i metereologi, battere il primato stabilito nel 2006 da Lionel Lemonchois: 7 giorni, 17 ore, 19 minuti e 6 secondi.

Ma i primi a tagliare il traguardo impiegheranno comunque quasi un terzo del tempo che ci mise nel 1978, ai tempi della prima edizione di questa fantastica cavalcata marina che si svolge ogni quattro anni, Michael Birch. Passato alla storia perché dopo 23 giorni per mare il suo sgraziato catamarano giallo tagliò il traguardo 98 secondi prima dell'elegante monoscafo blu di Michel Malinovsky. Un arrivo spettacolare che fece quasi dimenticare la prima tragedia della Route du Rhum: la morte di Alain Colas. Non furono mai ritrovati, né lui né il suo Manureva.

Ma l'incredibile vittoria di Birch e la misteriosa morte di Colas avevano già cominciato a costruire la leggenda della corsa. A inventarla, un paio di anni prima, era stato Michel Etevenon. Uno di quei personaggi "haut en couleur", come dicono i francesi, che dopo aver fatto l'impresario all'Olympia con Bruno Coquatrix e il pubblicitario si era dedicato all'organizzazione di regate. Avrebbe potuto rimanere uno dei tanti se non fossero accaduti due fatti più o meno contemporanei: d'un lato il capo dei produttori di zucchero e rum delle Antille, Bernard Hass, stava cercando un'idea per promuovere nel mondo il liquore locale; dall'altro gli inglesi, organizzatori della celebre Transat Ostar, avevano deciso di limitare le dimensioni delle barche. Per Etevenon era quello che ci voleva : «La Route du Rhum sarà aperta a tutti, senza regole e senza limiti».

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Non andò proprio così. Ventiquattro anni fa, di fronte al gigantismo di alcune imbarcazioni (soprattutto catamarani), venne deciso di non oltrepassare i 30 metri di lunghezza. Quest'anno un ritorno all'antico. Ci saranno di nuovo tutti, anche i giganti da oltre 30 metri. Quelli che normalmente hanno otto o nove persone d'equipaggio e che dovranno essere governati da un uomo solo.

Nel frattempo è successo di tutto: un altro morto, Loic Caradec nel 1986, andato ad aggiungersi alla lunghissima lista dei marinai rimasti senza sepoltura; la prima vittoria di una donna, Florence Arthaud, sempre nel 1986; l'ecatombe dei trimarani, naufragati in 15 su 18, nel 2002. Lo stesso anno in cui a vincere fu un'altra donna, Ellen MacArthur.
Chissà cosa ci riserverà questa nona edizione. Sguardi puntati sulla città di pietra, quindi, per la Parigi-Dakar del mare.

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