Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 26 novembre 2010 alle ore 21:20.
«Bisogna chiudere con le polemiche sul fatto che la ricostruzione in Abruzzo sarebbe ancora ferma. È partita e i soldi stanno arrivando alle amministrazioni comunali». Il commissario delegato alla ricostruzione, Gianni Chiodi, ha fatto oggi a Roma il punto sulla situazione in Abruzzo dopo il terremoto. Rispondendo indirettamente alle dichiarazioni di molti sindaci, come l'aquilano Massimo Cialente, sulla lentezza con la quale i soldi del governo starebbero arrivando a destinazione. «I sindaci- ha detto Chiodi - hanno competenza per alcuni aspetti, come i piani di ricostruzione dei centri storici. E questi piani li stiamo ancora aspettando».
Se lentezze ci sono, in questa fase, sarebbero allora da addebitare tutte alle amministrazioni locali, incapaci di andare dietro alla macchina governativa. Polemiche a parte, comunque, l'incontro romano è stato l'occasione per fare il punto sugli stanziamenti e sui lavori effettuati. Dei 14,7 miliardi messi a disposizione dal decreto Abruzzo, circa 3 sono già liquidi e immediatamente spendibili. «Circa 800 milioni - ha spiegato Chiodi - sono disponibili nella contabilità speciale dedicata alla ricostruzione, circa 245 milioni nella contabilità speciale dedicata all`emergenza e 2 miliardi di euro nella cassa depositi e prestiti». Dal primo febbraio ad oggi sono stati spesi circa 270 milioni per la gestione dell`emergenza (divisi tra comuni, attività produttive, ospitalità alberghiera, messa in sicurezza dei beni culturali) e circa 116 milioni per la ricostruzione pubblica e privata.
Soldi che hanno consentito l'apertura di parecchi cantieri. Ad oggi il 52% degli edifici privati è stato reso agibile. Il 54% degli edifici pubblici è stato riconsegnato al pieno utilizzo della popolazione. Mentre sono un po' indietro le costruzioni del patrimonio culturale: il 54%, al momento non è agibile. In totale si tratta di mille edifici di interesse storico e artistico che hanno evidenziato danni gravi. Anche sulle tende e gli alloggi provvisori le notizie, secondo Chiodi, sono positive: «Ci sono ancora 2.331 persone alloggiate in hotel e 440 in caserme. La popolazione oggi residente nel progetto Case ed in immobili in affitto a carico dello Stato è pari a circa 22mila persone».







