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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2010 alle ore 23:40.

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Fiat chiede alla Rai un risarcimento di 20 milioni per AnnozeroFiat chiede alla Rai un risarcimento di 20 milioni per Annozero

Ammonterebbe a 20 milioni di euro, secondo l'agenzia Ansa, la richiesta di risarcimento danni presentata dalla Fiat contro la trasmissione Annozero di Michele Santoro, per la puntata del 2 dicembre. In particolare, nel mirino del Lingotto erano finite le affermazioni contenute in un servizio su tre autovetture, tra le quali l'Alfa Romeo MiTo, ritenute «fortemente denigratorie e lesive dell'immagine e dell'onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti»

In particolare, la Fiat aveva spiegato che «in modo del tutto strumentale» Annozero aveva «illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa 'provà avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell'Alfa Romeo MiTo. Si trattava di una ripresa televisiva che è stata artificialmente collegata ad una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista».

«Quello che, incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato - aveva spiegato ancora il Lingotto - è che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito all'Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroen DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc)».

«Fiat, anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un'azione di risarcimento danni (il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza) - aveva concluso l'azienda - come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva della verità». In quella occasione Michele Santoro si era limitato a dire: «quando arriverà la richiesta di risarcimento danni la valuteremo e ci difenderemo nelle sedi opportune come abbiamo sempre fatto».

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