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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2010 alle ore 06:36.
La Spagna rimane nell'occhio del ciclone dei mercati. Ieri Moody's ha infatti lanciato un nuovo avvertimento che suona già come una condanna: la minaccia di un eventuale «downgrade» del rating Aa1 a causa del suo «elevato fabbisogno nel 2011, che rende il paese suscettibile a ulteriori periodi di tensione per finanziarsi sul mercato». Quanto basta perché ieri la Borsa di Madrid abbia subito un importante scivolone (-1,5%) e perché i tassi dei titoli di stato spagnoli fossero nuovamente in tensione (il differenziale col bund tedesco è risalito fino a 260 punti base, prima di attestarsi a quota 246). Il tutto in attesa dell'asta del Tesoro di oggi di bond a 10 e 30 anni, che a questo punto prevede sensibili aumenti dei tassi (tra il 25% e il 30%) rispetto al precedente collocamento.
A preoccupare Moody's, dopo il taglio della tripla A avvenuto lo scorso settembre, sono sì le scadenze di rinnovo relative al 2011 (110-120 miliardi di euro), ma anche i dubbi sulle capacità del governo centrale di controllare i conti delle Regioni autonome, e la precarietà della situazione del sistema bancario che necessiterebbe di 17 miliardi di euro di capitale per far fronte alla situazione, e per tamponare perdite potenziali per 176 miliardi di euro.
Immediata la reazione del Ministro dell'Economia, Elena Salgado, che ha dichiarato che Madrid sta lavorando per accelerare le riforme di carattere strutturale, ma anche la ripresa dell'economia e per controllare il disavanzo delle comunità autonome. Tanto che nel giro di qualche mese, gli effetti di questa politica, dovrebbero essere evidenti a tutti. Insomma, la Spagna rinvia i rilievi al mittente, aggiungendo che oltretutto l'agenzia di rating «non mette in dubbio la solvibilità dell'economia e del debito spagnolo».
In effetti il richiamo di ieri di Moody's nasconde una seconda lettura (favorevole), se si considera che la stessa agenzia crede che la Spagna sia «un paese molto più forte in materia creditizia, rispetto ad altri con problemi nella zona euro», che la sua solvibilità «non sia in pericolo». Non si prevede inoltre un ricorso «a un salvataggio dell'Unione Europea, come accaduto per Grecia e Irlanda», a maggior ragione perché, come aggiunge l'agenzia, la Spagna è avviata a «centrare a fine anno i target fiscali prefissati e a ridurre il disavanzo pubblico al 6% del Pil».







