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Questo articolo è stato pubblicato il 20 dicembre 2010 alle ore 18:22.
Sul social network la discussione sugli scontri a Roma, nel giorno della fiducia al governo Berlusconi continua a tener banco. A due giorni dalla manifestazione in programma per mercoledì 22 dicembre, giorno in cui il Senato dovrebbe dare il via libera definitivo alla Riforma Gelmini, il tema della violenza è all'ordine del giorno. Specie dopo le parole dell'esponente del Pdl Maurizio Gasparri, che ha auspicato l'arresto preventivo per i possibili capi dei gruppi di violenti, per poi aggiungere che «le manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini».
L'appello per una protesta non violenta
«La violenza darà l'alibi a questo governo disperato per fare qualsiasi cosa», scrive Filippo sulla bacheca Facebook del Popolo Viola. Una frase presa tra le tante scritte da quanti chiedono al movimento una reazione che «spiazzi il governo» e quanti hanno soffiato sul fuoco in questi giorni. Insomma la parola d'ordine per molti è quella di non dare alcun pretesto per criminalizzare il movimento degli studenti. C'è addirittura chi, come Claudia, propone di regalare fiori ai poliziotti, come gli hippies negli anni '60 («mettete dei fiori sui vostri cannoni»).
La lettera del poliziotto agli studenti
Rimbalza su blog e social network la «lettera aperta» che un poliziotto, Maurizio Cudicio, della questura di Trieste rivolge agli studenti che «che mercoledì andranno in piazza». «Io poliziotto, sono figlio e padre, e quando finisco di lavorare torno a casa dalla mia famiglia», scrive Cudicio nella missiva pubblicata sul sito Grnet.it, il «portale di informazione indipendente del comparto Difesa e Sicurezza». «Mia moglie mi chiama al cellulare e mi dice di non fare tardi. Io la tranquillizzo e le dico che tornerò prima possibile. Passano le ore e mi ritrovo in ospedale con la testa rotta. Studente, mi rivolgo a te, io sono consapevole che non sei stato tu, tu hai tutte le ragioni del mondo di manifestare per i tuoi diritti, ma quello che non sai forse è che noi poliziotti siamo con voi, siamo dalla vostra parte e non siamo contro nessuno. Noi rappresentiamo lo Stato quando ci vedete in strada - continua la lettera -, ma credimi siamo orgogliosi di farlo, noi amiamo il nostro lavoro ma siamo in piazza anche per voi. Non siamo lì per divertimento e facciamo di tutto, credimi studente, di tutto, per evitare che qualcuno si faccia male. Certo gli ordini sono ordini e noi siamo obbligati ad eseguirli, ma sappiamo benissimo dove dobbiamo fermarci per il bene nostro e vostro».







