Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 24 dicembre 2010 alle ore 06:40.
ROMA
Andare oltre Berlusconi con tutti quelli che ci stanno. Perché quello che sta per finire non è un anno qualsiasi ma un decennio, il decennio berlusconiano, e bisogna unirsi per non regalare a Berlusconi un altro decennio. Questo il messaggio di fine anno che il leader del Pd Pierluigi Bersani lancia a tutte le opposizioni, da Casini a Vendola. «Ci rivolgiamo a tutte le forze dell'opposizione e a tutte le forze sociali – scandisce il leader del Pd, con a fianco il vice Enrico Letta e la presidente del partito Rosy Bindi –. La situazione è dura grave e pericolosa, è emergenza nazionale. Usciamo da un decennio di favole, ora serve una stagione di riforme vere».
Snocciola i dati delle classifiche economiche internazionali, il segretario. «Pil, occupazione giovanile e femminile, disparità di reddito tra la popolazione: siamo scivolati in fondo a tutte le classifiche. e i nostri tassi di crescita sono meno della metà di quelli degli altri paesi europei. Il Sud si è allontanato dal Nord, il Nord si è allontanato dall'Europa e i giovani hanno perduto la prospettiva. Questo è il problema che si chiama Italia, e di questo voglio parlare». Il premier accusa il Pd di voler usare la scorciatoia giudiziaria per dare la spallata? «Quando uno si avvicina ai 75 anni non ci può più andare in galera o no? Parliamo di Italia, per favore, e di riforma della giustizia al servizio dei cittadini». Quello che occorre, giustizia a parte, è riformare il fisco, tagliare gli sprechi della Pa e investire nello sviluppo e nell'innovazione. Tutto temi assenti dalla chilometrica conferenza stampa di fine anno del premier (si veda pagina 7), paragonato da Bersani a Kim Il Sung e Lukashenko: «Un mare di chiacchiere in cui nuotiamo da 15 anni, senza nulla di concreto». Il segretario cita Indro Montanelli a proposito delle "promesse" e della "visione della realtà" del premier: «Mi disse: ricordatevi che quest'uomo non sa distinguere tra verità e menzogna».
Il «patto repubblicano» che Bersani propone a tutte le forze che non sono al governo non rientra più in uno scenario di governo tecnico, non più proponibile dopo la sconfitta delle opposizioni nel voto di fiducia del 14 dicembre, ma guarda già alle elezioni. «A gennaio decideranno Berlusconi e la Lega – dice – sulla base della campagna acquisti e della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento». Al terzo polo Bersani propone qualcosa di diverso dal classico patto elettorale: «Non è un patto politico in cui metti l'anima, ma un patto politico in cui metti la preoccupazione per il paese». La richiesta al suo competitor a sinistra Nichi Vendola è dunque quella di essere «generoso» («bisogna mettere da parte le traiettorie personali, la responsabilità se la prende non chi lavora ad allargare il campo ma chi lavora per restringerlo»). Che non sia facile far quadrare il cerchio lo dimostra la risposta di Pier Ferdinando Casini che ha espresso «rispetto» per Bersani e il Pd («ci sono stati esempi di buon governo insieme») ma distanza da Vendola per la «immaginifica rappresentanza della realtà da parte sua».