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Questo articolo è stato pubblicato il 29 dicembre 2010 alle ore 08:15.
È il motivo che fa dire a Charles Neil, chief executive officer di Landmark Properties nell'emirato, che è questo il momento di acquistare. «Guardiamo all'altra faccia della medaglia – invita Neil -. Con i prezzi così bassi si possono fare buoni affari. Nel 2011 saranno consegnate altre 30mila abitazioni residenziali, e i prezzi scenderanno ancora. In alcune aree come Dubai Marina, Dubailand, Silicon Oasis e Sports City, dove questi appartamenti verranno immessi sul mercato, le quotazioni caleranno del 15-20%. E allora i prossimi saranno i mesi giusti per comprare, prima che il mercato si riprenda, prima che i venditori, fiutando l'aumento dei prezzi, decidano di aspettare per guadagnare di più».
Dal grande albergo a forma di vela, si imbocca la strada che porta verso l'interno, a sud. Quindici minuti di auto per entrare nel vero dramma di Dubai. Si lasciano i grattacieli di Downtown e di Dubai Marina alle spalle, e la strada è un immenso cantiere sabbioso percorso da camion polverosi che trasportano cemento. Si prosegue oltre, verso quello che doveva diventare il cervello pensante dell'emirato: Dubai Biotech, l'area dedicata alle biotecnologie, dove centinaia di aziende e ricercatori avrebbero dovuto disegnare i nuovi orizzonti della medicina. Ma qui non c'è niente che assomigli alla Dubai del futuro. Due torri gemelle, non ancora finite si stagliano verso il cielo in mezzo al nulla. Intorno soltanto sabbia. E rovi. E desolazione. Dubai Biotech non esiste e nessuno sa se mai esisterà. A poche centinaia di metri da questa landa assolata, nuclei di villette a un piano riempiono il paesaggio. Alcune sono ancora in costruzione, altre sono finite e dipinte con colori vivaci. Ma nessuno ci abita. Come il Burj Khalifa sono fantasmi di pietra, circondati da cumuli di sabbia. La città è piena di spazi costruiti ma vuoti come questi. L'immobiliare a Dubai non ha mai seguito le normali logiche di mercato.
«Molti palazzi sono vuoti perché sono stati acquistati da investitori sauditi che non hanno alcun interesse a venderli o ad affittarli», dice Lorenz Ziller, titolare di una società di brokeraggio immobiliare. E così succede che una torre di 42 piani con 170 appartamenti all'ingresso di Palm Jumeirah, resti vuota per tre anni: un edificio del valore di 50 milioni di euro, che soltanto per la manutenzione costa 600mila euro all'anno. In quale altro paese si lascerebbe immobilizzato un investimento del genere?
Il fenomeno assume proporzioni inimmaginabili nel settore commerciale. Secondo alcune stime il 50% degli uffici di Dubai è ancora vuoto. Gli affitti sono scesi di più del 50% e diminuiranno ancora dopo che saranno consegnati i nuovi progetti. «Guardi questo palazzo – dice Ahmet Kayhan, chief executive officer di Reidin.com, una società che fornisce informazioni sul mercato immobiliare agli operatori di Dubai -. Qui il tasso di occupazione degli uffici è fermo al 33 per cento». La torre è nuova, ha 37 piani e sorge a Dubai Media City, la zona dove sono concentrate agenzie pubblicitarie e di comunicazione, tv, giornali, agenzie di stampa. È a soli dieci minuti da Dubai Marina, ma gli uffici sono vuoti. «Il mercato degli affitti andrà ancora giù - aggiunge Kayhan – anche se per il futuro sono ottimista. L'immobiliare è un mercato ciclico e non credo che nei prossimi mesi il calo sarà così consistente come qualcuno sostiene. Il 2011 sarà un anno migliore degli ultimi». Forse Kayhan è una voce fuori dal coro, ma intanto il Burj Khalifa sembra destinato a restare vuoto a lungo. Chi ha comprato un appartamento valutato due anni fa, al culmine della bolla, 1,6 milioni di euro, si ritrova con un bene che ne vale 600mila. In tanti hanno rinunciato, perdendo quel 30% del prezzo già versato prima della consegna. Perché pagare qualcosa che è ormai fuori mercato? E così la torre dei record resta sola. Deserta. Sorvegliata da uomini che non proteggono nessuno.
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