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Questo articolo è stato pubblicato il 17 gennaio 2011 alle ore 09:03.

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Desert Storm compie 20 anni. Fu la prima guerra in diretta tv. Jet Usa sorvolano i pozzi petroliferi kuwaitiani in fiamme durante Desert StormDesert Storm compie 20 anni. Fu la prima guerra in diretta tv. Jet Usa sorvolano i pozzi petroliferi kuwaitiani in fiamme durante Desert Storm

Di tutto rispetto anche le forze irachene
Sulla carta le forze irachene erano di tutto rispetto e certo le più forti e le più esperte del Medio oriente: un milione di soldati (per un terzo schierati in Kuwait), 4.000 carri armati, 6.000 blindati, 4.000 cannoni, 350 elicotteri, 400 aerei da guerra, 15 navi lanciamissili. Anche per questo, e per ridurre le perdite tra le forze alleate, Schwarzkopf adottò una strategia che sarebbe stata poi replicata nel 1995 e nel 1999 sulla Bosnia e la Serbia/Kosovo. Il 17 gennaio 1991 prese il via un'offensiva aerea e missilistica (Operazione Instant Thunder) senza precedenti che riportò l'Iraq all'età della pietra cancellando dai cieli l'aviazione di Saddam (molti piloti ripararono con 137 jet sugli aeroporti iraniani) e sganciando in 38 giorni 60.624 tonnellate di bombe, con una media mensile superiore a quella registrata in Vietnam e vicina a quella della Seconda guerra mondiale. Raid ai quali Saddam rispose lanciando ben 42 missili balistici Scud, privi però delle testate chimiche utilizzate contro gli iraniani, contro le basi in Arabia Saudita e contro il territorio israeliano nel tentativo di trascinare in guerra Israele e mobilitare il mondo arabo. Il rischio che Saddam optasse per impiegare armi di distruzione di massa indusse gli Stati Uniti a schierare anche in Israele batterie di missili anti missile Patriot che in alcuni casi centrarono il bersaglio ma soprattutto scatenò numerose operazioni di forze speciali anglo-americane dietro le linee irachene per dare la caccia ai lanciatori mobili di Scud.

L'operazione Desert Sabre
Dopo aver concentrato un'imponente flotta di fronte alle coste del Kuwait per far credere a un imminente sbarco dei marines, Schwarzkopf scatenò l'attacco terrestre (Operazione Desert Sabre) solo il 24 febbraio quando i raids aerei avevano ormai distrutto la gran parte dei mezzi e delle riserve delle truppe irachene che infatti crollarono in appena 100 ore arrendendosi in massa o tentando la fuga lungo l'autostrada che da Kuwait City porta a Bassora. Arteria ribattezzata "autostrada della morte" dopo che i jet alleati vi distrussero migliaia di veicoli uccidendovi un numero imprecisato di soldati iracheni in fuga verso nord con il bottino dei saccheggi effettuati a Kuwait City. Solo le divisioni della Guardia Repubblicana tentarono un coraggioso quanto vano contrattacco per fermare la penetrazione alleata che si spinse verso Bassora e a nord con avanguardie che arrivarono a 240 chilometri da Baghdad. A fine febbraio la guerra era già finita anche se prima di ritirarsi, gli iracheni erano riusciti incendiare moltissimi pozzi petroliferi del Kuwait. Le truppe alleate si ritirarono dall'Iraq, dove erano scoppiate le insurrezioni sciita e curda, in ottemperanza al mandato delle Nazioni Unite che prevedeva la liberazione del Kuwait.

Perché fu lasciato vivo Saddam
L'aver lasciato sopravvivere il regime di Saddam Hussein comporterà il permanere di forti tensioni nell'area con altri due blitz aerei statunitensi condotti nel 1993 e nel 1995, quest'ultimo durante la presidenza Clinton. L'esigenza di contrastare Saddam consentì però agli anglo-americani di mantenere ingenti forze militari a difesa delle monarchie arabe del Golfo e dei pozzi petroliferi in ottemperanza alla dottrina messa a punto nel 1980 dal presidente Jimmy Carter che considerava ogni minaccia a quella regione un attacco diretto agli interessi statunitensi.

Il ruolo dei media nel conflitto
L'Operazione Desert Storm costò agli americani 148 caduti più altri 145 morti in incidenti mentre le forze alleate persero 75 velivoli (27 per incidenti), 63 dei quali statunitensi oltre a 23 elicotteri, tutti americani. Gli iracheni registrarono la morte di circa 25 mila militari e 3.700 civili. Il conflitto è stato più volte ricordato per il ruolo dei media, i collegamenti di Peter Arnett e le celebri immagini della CNN, autorizzata da Saddam Hussein a trasmettere da Baghdad. Un aspetto paradossale se si considera che pochissimi reporter, per lo più statunitensi e britannici, poterono recarsi vicino alla prima linea e per periodi brevissimi mentre la gran parte dei giornalisti dovette accontentarsi dei "media briefing" al comando alleato a Ryadh.

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